Prima del PalaDonBosco

Qualcuno ricorderà ancora, con un po' di nostalgia, il vecchio assetto dell'Istituto Don Bosco, così diverso da quello di oggi. In fondo non sono passati poi così tanti anni da quando sotto i cornicioni, sovrastanti il lungo porticato della scuola superiore, giacevano due piani sfalsati, tappezzati di piccole mattonelle quadrate di un granata intenso. Ricordate? Erano i primi anni 90'. I due piani erano collegati da una rampa, accessibile agli autoveicoli. La portineria era situata ancora in fondo a via San Giovanni Bosco, all'angolo con via Rolando. Il campo da calcio era di quelli artigianali, ma bastava a soddisfare le voglie dei ragazzini che allo scoccar delle ore si buttavano giù dalla scalinata per sfogare le energie accumulate nelle lezioni scolastiche.

Nella parte sottostante, il vecchio campo da baseball; al Don Bosco si praticava anche quello sport, in Italia così impopolare, ma pur sempre affascinante. Al pomeriggio, dopo le 17, quando i ragazzi terminavano il dopo-scuola e il cortile ritornava in vita spezzando quell'aria composta, quasi irreale, il rumore delle mazze scontranti le pesanti palline bianche, cucite a mano apposta per il baseball, si confondeva con quello delle macchine della falegnameria.

i vecchi cortili superiore ed inferiore

Il profumo era ancora di quelli veri, un sapore quasi di montagna, che richiamava in qualche modo la vecchia" Valdocco ed i ragazzi accolti da Don Bosco che lavoravano il legno...

Dall'altra parte lo scenario era assai più accattivante, gli schiamazzi più assordanti. Bastava infatti superare ad una delle due estremità il lungo cordolo cementato che in qualche modo divideva la scuola dall'oratorio, per rimanere colpiti dall'incessante frastuono. Più ci si avvicinava all'oratorio, ai campi, alle palestre, più crescevano i decibel. A dominare la scena era il vecchio campo da calcio, contraddistinto dall'ormai tramontata terra battuta, teatro di tante battaglie sportive, di tante sbucciate gloriose. L'U.S. Calcio Don Bosco era già la meta più ambita dai piccoli sportivi, ma allora trovava maggiore concorrenza negli altri sport, a cominciare dalle maglie giallo-verdi, assai più numerose di quelle di oggi, che si sbizzarrivano nelle numerose "palestrine" della struttura salesiana. Alcuni alberi riparavano il salone dell'oratorio, già allora accogliente a spazioso, e davano sollievo ai numerosi visitatori. Nell'angolo sud-occidentale, all'aperto, c'erano il campo di basket e la pista di pattinaggio. Sul lato opposto, al fianco della porticina verde che dava accesso al "mondo" Don Bosco, c'era la buia palestra dell'atletica, rifugio di tanti freddi inverni. Più o meno era questo il colpo d'occhio che si aveva varcando la soglia dell'istituto salesiano. Nei ricordi di ognuno di noi potrà essere diverso qualche particolare, qualche piccolo dettaglio, ma una cosa, credo di poter dire, accomuna tutti coloro che hanno frequentato quei luoghi, quegli spazi. Quel sentimento di accoglienza, di protezione, di rifugio, che ha sempre contraddistinto lo spirito salesiano, dal quale tutti sono stati contagiati, tanto da fare del Don Bosco un autentico punto di riferimento. tempi cambiano, le strutture si trasformano, ma il valore che diamo alle cose, quel sentimento che ci portiamo dentro, beh quello non cambierà mai.

Paolo Noli

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