Don Gastone Baldan

Don Baldan con le insegne del parrocoDon Baldan è sempre stato di casa a Sampierdarena, 1934-35 chierico; sacerdote novello, 1941-43, e catechista degli studenti. Impressionante ciclone di giovinezza nella improvvisata impresa degli Sciuscià a Portoria, luglio-ottobre 1946. Direttore dell'Oratorio 1946-49 nell'euforia dell'immediato dopoguerra, capo di una accolta fortunata di giovani desiderosi nella spensieratezza generale di costruire un vivere sano e gagliardo nella compagine sociale, religiosa, sportiva della Genova tornata a vivere dopo lo spavento della guerra. Tre anni rimasti celebri negli annali oratoriani, interrotti quando la responsabilità del direttorato a Pisa lo allontanò per un breve periodo, 1949-1954. Parroco quasi predestinato alla morte inattesa di Don Nervi. Tanto diverso da Don Nervi, salvo nella signorilità, più raffinata, dagli atteggiamenti più ricchi di sentimento, veneziana la signorilità di Don Baldan.
Più manifestamente portato all'allegria, alle maniere scopertamente garbate, alla dolcezza del tratto, all'eleganza anche esteriore del comportamento, piacevole al massimo.

Parroco bene accolto. A suo agio tra gli uomini cattolici, alcuni dei quali già suoi giovanotti al tempo felice dell'Oratorio di dieci anni prima. Molti progetti nella testa, come una miniera inesauribile di idee. Compagno dell'appena partito direttore Don Griggio, compaesani di Stra di Venezia, in gara tra loro per essere i primi; in guardingo accordo con il nuovo direttore Don Antonio Forestan, propenso ad accentrare nella misura in cui Don Baldan lo è nel decentrare e nel cercare autonomia e santa libertà di azione nel suo apostolato di parroco. In simpatia con la maggior parte dei confratelli.

Comunque Don Baldan era per naturale inclinazone propenso e abile a mettere sempre a loro agio tutti, avendo sortito dalla nascita il genio dell'ottimismo, della generosità e della benevolenza.

Doti d'animo e di cuore che per altro verso gli propiziavano oltre che simpatia anche aiuto, collaborazione, vicinanza, voglia di stargli vicino, per apprendere, per godere della sua presenza, e da lui ricevere gioia di inventiva, contagio di fare.

Pensare e fare

accompagnano all altare don Baldan eletto parroco mons Recagno e don Forestan Eletto parroco non frappone tempo tra il pensare e il fare. Subito intorno a sé una bella squadra di uomini di alta caratura morale e intellettuale, oltre che di buona volontà e cristiani convinti. Fare leva sui laici; ad essi dare responsabilità. Coinvolgerli nella gestione pratica, materiale, culturale, pastorale della parrocchia.

Si ricordano le giornate in cui si preparava la riunione della Consulta parrocchiale: i consigli di preparazione, i suggerimenti ricercati dai collaboratori laici, la programmazione precisa, i comitati delle varie associazioni, con le cariche ben distribuite. E poi la giornata conclusiva della Consulta, in chiesa, autentica epifania di spiritualità, di fraternità, di collaborazione, normalmente alla Pentecoste, introdotta dalla preghiera, da un tempo di meditazione, da un tempo di silenzio e conclusa con la messa dello Spirito Santo, quasi una giornata di vero ritiro, che recasse frutti di benedizione per la parrocchia e di autentico apostolato di carità.

Qui la parola andrebbe data a Vittorio Stauder, da cinquanta anni dentro alla vita della parrocchia, ai tempi di Don Baldan collaboratore primo di questa azione apostolica, attualmente ancora in prima linea nella vita parrocchiale. Lui vicepresidente degli uomini cattolici e il realizzatore dei pensieri di Don Baldan; accanto a lui, presidente, il dottor Gaetano Cavallaro, direttore sanitario dell'Ospedale di Villa Scassi, spirito critico, la mente lucida per i consgli e l'avallo sicuro delle iniziative proposte e da realizzare. Diciamo dei due, per non dire di molti, veri spiriti eletti, come G. Maria Pronzato, Angelo Sambinello, Giovanni Razeto, presidente della Consulta, Mario Podda, Virginio Danovaro, Costantino Dagnino, Delfina Parodi, Nella Parodi, Clemente Boggi, Givanni Rosso e molti altri. Insomma ogni associazione ha i suoi rappresentanti, capi delle associazioni giovanili dell'Oratorio, rappresentanti degli uomini, delle donne cattoliche, della San Maurizio, della Sportiva Don Bosco, della dame patronesse.

Una folla di prima classe, di uomini e i donne, di giovani e di non giovani, tutti in servizio attivo e intelligente.

Due protagonisti: don Elio Scotti e don Gastone Baldan

L'uno diverso dall'altro, nella linea della tradizione Don Elio Scotti, sempre come un bulldozer, un apripista; come battitore libero nella linea del rinnovamento geniale Don Baldan, spericolato e solo un poco sopra le linee per qualcuno, poco amante dei conti, mani larghe, troppo larghe e per questo tenuto d'occhio dai Superiori.

I due uomini sono intelligenti e sanno capirsi, trovandosi d'accordo nel comune fine di lavorare per il bene della Chiesa e dei giovani. Si sa che Don Baldan patisce le limitazioni che la vita comune impone ad un parroco, che vorrebbe avere libertà assoluta di iniziative, fuori del tempo e del luogo, che invece la vita comune impone e richiede. Al riguardo ha fatto fin dal 1959 una descrizione in cui prospetta la divisione e la sistemazione delle opere parrocchiali e di quelle scolastiche, nell'intento soprattutto di fare dell'Oratorio un corpo unico con la Parocchia anche topograficamente. Un sogno, un desiderio. E basta.

L'oratorio è come la pupilla per gli occhi del parroco, che non manca giorno senza affacciarsi, senza interessarsi, senza passare per i cortili. L'antico amore continua ad essere un grande amore. E i giovani e tutti coloro che gravitano nella vita oratoriana continuano a vederlo più come il loro antico direttore che non come il parroco di San Gaetano. L'animatore dei giovani, l'uomo delle escursioni estive in Val Gardena e altrove. L'uomo della gioia, ell'ottimismo, della larghezza, delle caramelle sparse a manate senza riserva alcuna, l'uomo generoso, accanto al quale si ringiovanisce, si sta bene, si gusta la vita. L'uomo dalla parlata faconda, amante della bellezza di cui ha voluto adomare la sua chiesa, chiamando pittori illustri di soggetti religiosi, Luigi Filocamo, Silvio Consadori, Trento Longaretti, per la Via crucis Enrico Manfrini.

1956 don Ottavio Minasso viceparroco con don Baldan Risparmiateci di continuare, perché si affollano per essere dette molte, moltissime iniziative che Don Baldan mette in atto con i suoi aiutanti laici e nel campo più propriamente spirituale e pastorale con i suoi collaboratori sacerdoti Don Antonio Gallaverna, Don Giovanni Bailone dal sorriso rumoroso e contagiante. Don Giuseppe Oldani, magnifico conferenziere in cicli dottamente organizzati dagli uomini cattolici, e in cima a tutti da non dimenticare mai Don Ottavio Minasso, il padre dei poveri, il soccorritore modesto e amato dei bisognosi, la lunga mano di Dio nella parrocchia di San Giovanni Bosco e San Gaetano. Parliamo sempre e tanto di Don Baldan, per la debolezza umana di parlare di chi appare, di chi fa cose che si vedono e si impongono, di chi è a capo e meno farebbe se non avesse accanto chi lavora nell'oscurità dell'amore e della carità spicciola, che poco appare agli occhi e per fortuna scritta da Dio nei suoi quaderni. Don Minasso dà il sapore che non si vede alle opere di Don Baldan, l'uomo dai grandi piani, dalle vedute larghe, dalla fluente predicazione. Il veneziano non delle maschere, delle apparenze, delle ciprie, degli inganni. Ma l'uomo del palazzo Ducale e della Basilica di San Marco,degli splendori di Murano, delle trine di Burano, della bellezza classica diTorcello. Anche il sacerdote splendido che il cardinale Giuseppe Siri tanto ammirava, degno successore di Don Giulio Nervi in quella chiesa, molto amata dal Presule, molto ammirata e visitata con piacere.

Don angelo Zannantoni e don Baldan

don Angelo Zannantoni direttore 1962-68

Tutto torna a meraviglia. Bella l'armonia che corre tra il nuovo direttore Don Angelo Zannantoni, 1962-68 e il parroco. Splendide le serate musicali organizzate da Clemente Boggi nella sala Don Nervi, come negli ultimi anni cinquanta aveva insegnato a fare Don Rocco Coladonato. Vivace la vita oratoriana nelle mani sapienti di Don Giorgio Bruni, amico poi per sempre di Don Baldan.

Tutto procede bene, con fatica e laboriosità.

Non torna affatto bene che Don Baldan nell'autunno del 1967 improvvisamente venga inviato a dirigere la casa di Pisa al CEP La meraviglia si spegne. Lo smarrimento è totale. Vittorio Stauder raccoglie quattro mila firme da presentare ai Superiori perché l'obbedienza venga ritirata. Nulla. Don Baldan, figlio dell'ubbidienza, parte per Pisa. E a Pisa Don Baldan ricomincia con una grande iniziale angoscia a far crescere l'antico amore, che gli durerà nel cuore fino alla morte, dopo aver fatto a Pisa le cose straordinarie che si sanno.

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