Quando nell'autunno del 1967 si sparse la notizia che don Baldan lasciava la Parrocchia per recarsi a Pisa a sostenere la incipiente opera del CER istintiva fu la ribellione. Non era concepibile che don Baldan lasciasse la Parrocchia, tanto pareva scontato, naturale che don Baldan rimanesse parroco per sempre. Non valsero le manifestazioni, i ricorsi, le quattro mila firme raccolte da Vittorio Stauder. Don Baldan dovette fare l'obbedienza e partì per Pisa, si può immaginare con che cuore. Il cuore suo e quello rattristato dei suoi amici e dei suoi parrocchiani.
Si sanno quanto sovente traumatiche sono e difficili le successioni, se la persona da sostituire è un vero personaggio dalle spiccate qualità. E don Baldan lo era.
Non certamente le redini della Parrocchia potevano essere messe nelle mani di uno qualsiasi. Un salesiano occorreva, un sacerdote che avesse ottime qualità anche lui, anche se pareva difficile trovare chi potesse avvicinarglisi. I superiori inviarono don Angelo Bassano, l'uomo che faceva al caso. Un uomo colto delle cose delle cose di Dio, amante della Chiesa; un uomo che nella Congregazione da quanto il 3 luglio del 1949 era stato consacrato sacerdote a Torino aveva ricoperto con frutto le cariche salesiane di ogni buon figlio di Don Bosco.
Al momento don Angelo Bassano era direttore e parroco della parrocchia
salesiana del Canaletto a La Spezia.
Lo era da sei anni, durante i quali
massimo suo impegno, dopo la cura e la costruzione del nuovo Istituto,
dove potesse essere allestito un pensionato studentesco di livello.
A Sampierdarena i Superiori non trovarono soluzione migliore per colmare
dignitosamente il vuoto lasciato da Don Baldan.
Dire che don Bassano abbia accettato malvolentieri il nuovo incarico vuol dire
non conoscere l'animo dell'uomo, che improvvisamente si vede proiettato sulla
cattedra, dove avevano impartito l'insegnamento pastorale e avevano distribuito
la Parola con tanta efficacia i suoi ammirati predecessori, Don Raschio,
Don Nervi, Don Baldan. E a Sampierdarena, dove lui don Bassano era stato
alunno del Ginnasio negli anni 1935-39 di don Briano, don Charamel, don Ferrarini.
A Sampierdarena, dove lui era nato nel 1922.
Era un fatto straordinario che non lo sconvolse ma lo riempì di sano orgoglio,
gli fece concepire desideri, disegni ambiziosi, realizzazioni.
Poiché aveva l'intelligenza di capire che andava in una situazione che sul
momento poteva assomigliare alla fossa del leone, esteriormente non fece
trasparire affatto d'essere turbato per
un'accoglienza poco entusiasta.
Seppe delle quattromila firme raccolte contro il trasferimento di don Baldan.
Intese che fossero più un omaggio di riconoscenza all'amato parroco che un
segno di inimicizia verso di lui, nuovo parroco, figlio dell'obbedienza e basta.
In cuor suo certamente la riflessione divenne proposito, lezione, consiglio,
anche umiltà, non nascondendosi che per riuscire a sostituire degnamente
don Baldan doveva essere un parroco all'altezza della situazione.
In nome di Dio insomma buttarsi con tutte le forze, con tutta l'accortezza
sua propria, con tutto lo slancio che a Canaletto aveva fatto esperienza e
adesso poteva scattare a più livelli.
Far capire che unica sua preoccupazione era il bene della Parrocchia, delle anime, dei giovani specialmente. Convincere, e non gli fu difficile, che lavorando insieme si guadagna, perché l'unione fa la forza. Lentamente e progressivamente nel giro di due anni tornò la calma, quando fu evidente a tutti che il nuovo parroco non solo ci sapeva fare, ma aveva le capacità di fare. Realizzò il progetto dell'altare, ritardato dalla considerazioni liturgiche del Cardinal Siri, che volle vedere, sapere e rendersi conto personalmente della bellezza dei lavori e approvare. Pensava di dotare la parrocchia di uno spazio grande che servisse da teatro. Da sala dei grandi raduni, adatto alle conferenze e ritrovi nelle circostanze speciali. E questo gli apparve necessario, quando nel 1971 avvenne la divisone della grande Comunità di Sampierdarena in due Comunità. Come già nella diocesi di La Spezia, ora anche nell'Archidiocesi di Genova fu cooptato dal Cardinal Siri come membro del Consiglio Presbiterale, tanto la sua azione pastorale parve intelligente, tanto 'la sua presenza fu sentita provvida di consiglio e di equilibrio. Passarono otto anni. Il rimpianto di don Baldan lentamente si assopì. Il confronto con predecessori non fu più necessario, quando si vide che don Bassano non aveva fatto altro che seguire la loro linea pastorale energica e sapiente, naturalmente con tutta la sua personalità.
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