Don Giulio Nervi

Un volto nobile, emaciato e pensieroso, dal grande naso leggermente arcuato. Ecco Don Nervi. Volto lungo, leggermente pensieroso, pronto al sorriso appena accennato. Lineamenti nobili, austeri. I Superiori non esitarono ad affidare la parrocchia più importante della provincia Ligure-Toscana (la prima parrocchia della Congregazione salesiana, 1884, parroco Don Domenico Belmonte), a un uomo di 55 anni. Il nuovo parroco non ha bisogno di presentazioni. Il popolo già sa e presto intuisce che quel che di Don Nervi la fama diceva prima che arrivasse è meno di quello che essi sperimentano nella realtà della presenza e del fare.

Il saluto di don Baldan al nuovo parroco

Don Nervi nel 1955 mostra la reliquia di Don Bosco All'Immacolata del 1941 viene festeggiato ufficialmente, dopo essere venuto in processione solenne dall'imbocco di Via Cantore fino all'ingresso della chiesa di San Gaetano. Auspicio di future coincidenze per ora sconosciute è Don Gastone Baldan che tiene nella chiesa il discorso ufficiale di presentazione. I fedeli applaudono commossi alle lodi intessute in onore del nuovo loro parroco, che non smentisce le attese. È un uomo fortunato Don Nervi, sempre ai primi posti, sempre agli onori, sempre nella stima ai livell più alti.

Si istituisce una Commissione per la Musica nella Ispettoria. Ed è Don Nervi con Don Concina e Don Tassi e il caro Marius Charamel, confinato a Lugo di Romagna, a farne parte.

A tenere la cattedra di Teologia morale per i chierici teologi fermati a Sampierdarena chi più indicato di Don Nervi?

La guerra

C'è la guerra però che infesta l'esistenza e corrode la vita. Il bombardamento navale dell'11 febbraio del 1942 aveva toccato di striscio il complesso parrocchiale. Non risparmia invece dolori, lutti e rovine il bombardamento del 30 ottobre 1943. San Gaetano è completamente distrutta dalle bombe. Lo smarrimento degli ottanta salesiani presenti in Comunità, il dolore dei fedeli, la costernazione della popolazione genovese, tutto si può leggere sul volto di Don Nervi che guarda le rovine e a stento trattiene le lacrime. Anche gli ornamenti esorbitanti dei parati genovesi e liguri delle solennità. Ora tutto era crollato. E il primo moto dell'animo è di non scoraggiarsi. La ricostruiremo, quando Dio vorrà. Il teatrino delle suore subito, poi la chiesa del suffragio o dei morti accanto, appena sarà possibile. La popolazione ha bisogno della sua chiesa.

E' così inizia la grande mortificazione di Don Nervi, parroco senza chiesa. Non è solo, non si sente solo. Ha intorno affettuosa a collaborare tutta la comunità numerosa dei salesiani, retta e animata da quell'insuperabile uomo che è Nicolao Ragghianti. Incrollabile, fiducioso, sereno, coraggioso sta accanto al suo popolo quando dal cielo cade la rovina. Corre. Si fa presente. Scava dalle macerie. Cerca di salvare. Gli scoppia vicino, mentre sta facendo questo in un palazzo distrutto, un ordigno. La Provvidenza vuole che ne esca illeso. Un uomo forte, un uomo di grande carità e amore. Vorremmo dire imperturbabile nella sua carica di operosità e di interventi.

Finisce la guerra e l'opera di Don Nervi non patisce sosta. Anzi, nell'entusiasmo naturale e generale della ripresa anche nella parrocchia di San Gaetano le iniziative fioriscono giovanili e abbondanti. C'è bisogno di soccorrere coloro che dalla guerra e dalle condizioni le più diverse hanno subito danno e povertà. Aiutare è l'obbligo, è la parola d'ordine.

Durante la guerra a questo scopo Don Nervi con sollecitudine paterna e con arditezza aveva aperto una cooperativa di generi alimentari per soccorrere i più bisognosi e favorire con merce a minor prezzo quanti accorressero.

Da sempre, dagli inizi dell'Opera, fin dal 1880, operava generosa e viva la Conferenza della San Vincenzo. Riprendere, rinforzare, accrescere. La San Vincenzo riparte attiva e ha di Don Nervi tutto l'appoggio, tutta la sollecitudine. Si assiste, si visita, si conforta. Si fa onore un laico di talento e di vivissima sensibilità, Giuseppe Montaldo, cui presto viene affidato il compito di dirigere e di diffondere il FAC, il fraterno aiuto cristiano.

Per l'oratorio l'occhio di Don Nervi è affettuoso, vigile, presente. I giovani, soprattutto i giovani di una certa età, più che i bambini, questi attirare. Questi curare con i mezzi che l'Oratorio ha più facili e a sua disposizione. Una bella organizzazione sportiva, che sia mezzo e non fine. D'accordo su questa idea fondamentale spesso disattesa, dello sport, del calcio specialmente come mezzo,e non come fine, è il direttore dell'Oratorio del momento. Don Goffredo Moroncelli. Nasce per sua iniziativa, con la benedizione e l'avallo generoso di Don Nervi l'Unione Sportiva Don Bosco, nelle mani esperte di Lilly Torazza e di Edilio Rapallo destinata presto a gareggiare ai vertici della serie di sua competenza. E sarà questa, l'Unione Sportiva Don Bosco, la palestra di maggior prestigio delle attività oratoriane, non solo dal punto di vista sportivo, ma anche come portatrice nel più grande mondo genovese e della Liguria del nome glorioso di Don Bosco, educatore dei giovani, formatore di coscienze, ispiratore di disciplina umana e sportiva.

L'ammirazione e la stima del cardinal Siri

Quando nel 1948 il Cardinale Giuseppe Siri vuoi compendiare il suo giudizio sullo stato della parrocchia dopo la visita pastorale tra i complimenti che fa senza reticenze e senza riserve mette al primo posto e in risalto la cura per la scuola del catechismo impartito ai ragazzi e in secondo luogo la presenza nella vita oratoriana, che è vita parrocchiale, delle associazioni cattoliche: gli Uomini cattolici, le Donne cattoliche, la Gioventù italiana di Azione Cattolica nelle sue varie sezioni, la Unione sportiva Don Bosco e la Domenico Savio di Luigi Odino e in parrocchia la San Vincenzo, il Fac e la floridissima Associazione Cattolica Lavoratori Italiani, le ACLI, affidati alle cure efficacissime del nuovo viceparroco Don Ottavio Minasse. La stima della Curia per il parroco di San Gaetano è grande. Stimava Don Nervi il cardinale Boetto; in egual misura e più ancora stima Don Nervi il Cardinale Giuseppe Siri, dopo averne constatato l'alta caratura spirituale, umana e pastorale. A Don Nervi viene data la nomina di esaminatore prosinodale dei sacerdoti da abilitare alla confessione. Tutte queste gratificazioni suscitavano più l'ammirazione nei salesiani di allora e più gioia di vanto in noi che le ricordiamo ora, che non qualche sentimento di orgoglio in lui, che le riceveva senza neppure accorgersene, tanto era naturale tutto il suo comportamento, il suo modo di essere e di fare. Un uomo completo, un uomo di equilibrio, di consiglio, di autorevolezza.

Vicino agli operai

Un complesso siderurgico vicino alla parrocchia è in agitazione: gli operai in conflitto sindacale con i padroni e le maestranze. La difficile soluzione del problema avviene quando le parti accettano la mediazione di Don Nervi, che interviene, compone, e soddisfa i due schieramenti per la sua saggezza e il suo senso della equità e della giustizia.

La chiesa... ancora solo macerie

Caro Don Nervi, quanti sguardi di dolorosa attesa lanciati verso le rovine giacenti da otto anni sotto il campanile rimasto miracolosamente intatto, testimone muto del rovinoso giorno 30 ottobre 1943 ; testimone ciarliero e sonoro quando con le campane sembrava reclamare il risorgere della chiesa che tardava, e chiamava e svegliava i fedeli parrocchiani a darsi una smossa, a muoversi, perché la chiesa era loro ed essi dovevano intervenire con maggior audacia e con più sollecito interessamento. E Don Nervi non passava occasione di feste e di raduno di popolo, che non tornasse sull'argomento: dobbiamo costruire la nostra chiesa. San Gaetano deve risorgere. E venne il momento giusto, quando l'intesa tra il parroco, i parrocchiani, il direttore dei Salesiani Don Luigi Ulla, il prefetto economo dell'Istituto Don Antonio Griggio, l'Economo Generale dei Salesiani Don Fedele Giraudi, la Impresa edile dei fratelli Stura in una sinergia di decisione improcrastinabile persuade e spinge a iniziare i lavori, da molto tempo continuamente rimandati per ritardi burocratici, per le oneste attese dei dovuti risarcimenti, per perizie sempre rinnovate e accantonate.

Chi potrà mai contare i passi, i viaggi di Don Griggio, divenuto direttore dell'Opera, verso Roma a sollecitare i ministeri competenti. Grande la benemerenza di Don Antonio Griggio nella costruzione della nuova Chiesa, di cui Giuseppe Siri felice benedice la prima pietra il 13 novembre 1953.

La chiesa risorge

Veramente un grande giorno appena superato poi in intensità dall'altro grande giorno del 2 aprile 1955, quando sempre il cardinale Siri con esultanza, a stento immaginabile, sua e di tutti consacra la nuova chiesa di San Giovanni Bosco e di San Gaetano, costruita con una carica di lavoro e di entusiasmo anche delle maestranze e degli operai in appena diciasette mesi. E ci pare necessario dire che il godimento massimo, la gioia più , grande fu dei due eroi della parrocchia, il vecchio parroco Don Virginio Raschio e Don Giulio Nervi. Vedono la chiesa tornata spaziosa, chiara, limpida, più funzionale dell'antico San Gaetano piuttosto buia, troppo carica al modo delle chiese barocche della Liguria. Mons. Federico Emanuel da Torino porta una grande reliquia di Don Bosco. Racconterà come al termine della Camionale gli si fa incontro Don Nervi con un coloratissimo corteo di paggetti a ricevere nelle sue mani dalle mani dell'emerito vescovo salesiano la Reliquia; come per Via Cantore si snoda il grande corteo tra due file di folla festante e devota a salutare, a inginocchiarsi, a segnarsi al passaggio della reliquia che Don Nervi ha deposto su di un tronetto, in modo che si veda al passaggio della macchina tutta inghirlandata.

inaugurazione della nuova chiesa di S.Gaetano Tutte le autorità religiose, civili, mlitari presenti. I cooperatori, gli ex allievi, i benefattori, moltissimi salesiani, persino i chierici teologi della Crocetta scesi apposta, i direttori delle case salesiane. Pare inutile precisare. È un avvenimento pari al quale forse non ce n'è mai stato uno eguale ne prima ne dopo a Sampierdarena. Il momento culminante è l'ingresso nella nuova chiesa del Cardinale Giuseppe Siri, solenne, benedicente, soddisfatto, una nuova chiesa nella sua grande Arcidiocesi. Accolto come fosse lui il trionfatore, lui avesse costruita la chiesa. La Schola cantorum di Don Natale sommerge la folla che assiepa la chiesa con l'esaltante Tu es sacerdos, a cui il cardinale volge occhi e orecchi per un ascolto di eccezionale godimento e di straordinaria ammirazione. La cerimonia poi della consacrazione e la spiegazione del significato del grandioso avvenimento.

Le parole del cardinale

Don Nervi se ne sta defilato a silenzioso. Basta la sua presenza. Benché silenzioso, verso di lui sono gli sguardi più affettuosi e riverenti, dopo il Cardinale, che parla alla folla: "La chiesa, intorno alla quale Don Bosco faceva sorgere la sua prima opera a Genova, ora a sua volta risorge dalle rovine e viene consacrata a Dio proprio col nome di San Giovanni Bosco.
Questo fatto compie un ciclo che si direbbe naturale della vita dei Santi, dal sacrificio alla gloria. La nuova chiesa è magnifica: moderna e per nulla negatrice del passato, sente le istanze del nostro tempo e rispetta la bellezza e la solennità postulate da tutti i tempi....
L'ampiezza, la luminosità e l'equilibrio della grande navata, la potenza dell'arco trionfale della nuova chiesa inquadreranno preghiere di fedeli e grandi verità; daranno agio alla divina liturgia e ai suoi canti.
La Parrocchia vivrà di più, perché le anime avranno nella maestà della loro chiesa il potente visivo richiamo della grandezza di Dio"

Piace l'accenno che il Cardinale fa ai canti, che risuoneranno, lode certamente suscitata dalle straordinarie performances canore appena udite durante la consacrazione della chiesa. Don Nervi intanto pensa che quel vecchio organo rimediato non è più adatto per una chiesa nuova. Un altro già pensa di acquistarne per corredare come si deve il tempio e lui stesso toccarlo con la sua magistrale sensibilità e delicatezza. Purtroppo Don Nervi non avrà questa gioia.

La festa di S. Gaetano

In agosto la festa di San Gaetano con la novità del ritorno alla primitiva sede del patrono, che è patrono con San Giovanni Bosco, l'antico e il novo. Don Nervi sta tra la gente che invade i cortili, ascolta la banda, passa tra le bancherelle allestite come dal 1884, ora più ricche e illuminate. È molto affabile il parroco. Passa, si intrattiene brevemente, confabula molto ascoltato, dice parole paterne, scherza con finezza, accarezza i bambini, incede con nobiltà, come è il suo naturale portamento; sorride con discrezione e passa oltre. La sera della festa è stanco, come sempre la sera delle giornate piene.

Vengono a salutarlo i partenti per la montagna, i giovani della Don Bosco, Don Agosta dell'Oratorio, Gino Carrara, Costantino Dagnino. Vanno a La Visaille. Don Nervi con Don Ottavio Minasso a novembre fanno il programma del nuovo anno parrocchiale con una intesa più che cordiale. Don Minasse è un figlio obbediente e sta all'ombra del padre, alla luce di Don Nervi sicuro come figlio di fare ogni cosa bene, se è Don Nervi ad averla pensata. Con il nuovo direttore, succeduto a Donn Antonio Griggio nell'ottobre, Don Antonio Forestan, l'intesa è perfetta, come ognuno che abbia a che fare con il parroco sperimenta essere facile, naturale trovare con lui perfetta la sua intesa uomo di pacificati e pacificanti rapporti. Si tratta ora di assaporare i frutti di una chiesa tornata chiesa, decorosa di liturgie come a tempo si sognava, ricca di feste luminose i e piene di attrattive per i fedeli che accorrono soddisfatti alla casa della loro fede e del loro Dio.

Don Nervi s'ammala

Don Nervi la prima grande festa, quella dell'Immacolata, la celebra con addosso una noiosa febbre. Passa l'inverno con una nefrite che 1o consuma. Si sparge la voce del parroco ammalato, del parroco in pericolo. Vengono a visitarlo gli onorevoli Roberto Lucifredi, Camillo Guerrieri Crocetti, tré volte lo visita e lo conforta il Cardinale Siri. Tridui di preghiere si innalzano nella chiesa.

Dio lo prende in febbraio tra la costernazione generale. Neppure otto mesi dopo la consacrazione della bella chiesa. A settanta anni. Sacerdote per 46 anni. Grande sacerdote. Salesiano da 54 anni. Grande signore, d'animo, di gesti, di mente, di portamento. Unanime il consenso. Unanime il giudizio. Funerali oltre ogni immaginare grandiosi. Forse paragonabili solo a quelli di Don Luigi Bussi, suo predecessore, il 2 febbraio 1928. Padre di tutti, senza colore, senza discriminazione. Da tutti amato, da tutti stimato e apprezzato. Raro uomo, signore grande. Onore della Chiesa. Onore della Congregazione Salesiana. Riposa ora nella sua bella chiesa di San Giovanni Bosco e di San Gaetano.

Antonio Miscio

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