Gruppo Escursionisti

Ho chiesto a Fabio di raccontarmi qualcosa del Gruppo Escursionisti dei primi anni. Lui c'era, nel 1959, quando il signor Brusasco, coadiutore salesiano, ebbe la grande intuizione di fondare un gruppo che, sullo stile dello scoutismo, mediasse l'amore per la natura con una finalità educativa di stile salesiano.

Il racconto di Fabio mi ha condotto, con emozione in quello che era l'oratorio Don Bosco nei primi anni sessanta, un ambiente dove Don Mario Agosta, direttore dell'oratorio, e i tanti salesiani condividevano sui campi di terra battuta i giochi dei ragazzi. Tonache nere impolverate, visi sorridenti ed un clima di accogliente familiarità erano il pane quotidiano dell'oratorio. Ettore Brusasco incarnava perfettamente la spiritualità salesiana, amava profondamente i ragazzi, che di questo amore erano perfettamente consapevoli. Sapevano di poter contare su di lui in qualsiasi momento, come si può fare con un padre, anzi era lui il primo ad accorgersi se un ragazzo stava vivendo un problema ed era lui che con dialogo ed attenzione faceva breccia nei loro cuori e gli era di sostegno.

Nel Gruppo Escursionisti, Brusasco unì queste sue capacità di educatore salesiano ad una passione per la natura che trasmetteva ai ragazzi portandoli a comprendere come questa sia dono di Dio e come tale vada amata e rispettata. La gita per i ragazzi escursionisti veniva vissuta con entusiasmo, perché anche una semplice passeggiata ai forti di Belvedere si condiva con quel senso d'avventura che la fantasia di Brusasco sapeva creare. La fatica del camminare non si sentiva più, restava la gioia dello stare insieme.

I ragazzi di quegli anni non avevano certamente i mille impegni ed attività dei ragazzi di oggi. L'esperienza con il gruppo escursionisti era molte volte l'unico svago, ed il campo estivo a Chiusa Pesio era ancora di più un avvenimento atteso e desiderato, un vero momento di festa che coronava l'impegno di anno di attività.

Si usavano vecchie tende militari dismesse e come sacco a pelo andava bene una coperta cucita con dentro un lenzuolo. La divisa faceva sentire importanti, era un segno di appartenenza, un elemento che oltre a distinguere gli escursionisti dagli altri gruppi era anche il modo di rendere i ragazzi tutti uguali in un periodo di non particolare agiatezza. Le famiglie condividevano e sostenevano il gruppo con gratitudine, le mamme erano disponibili come cuoche nei giorni del campo. Si viveva un autentico spirito di famiglia che si è impresso come un marchio positivo nell'animo di quei ragazzi.

Fabio dice :"non so come sarei, se non fossi stato negli escursionisti" e questo fa pensare su quanto l'esperienza nel gruppo escursionisti sia stata incisiva nella sua formazione. Amicizia, onestà, rispetto reciproco, sapersi aspettare, l'onore inteso come tener fede ad una promessa erano le basi del regolamento degli escursionisti.

I ragazzi hanno amato Brusasco ed attraverso lui hanno imparato ad amare Don Bosco ed a sentire l'oratorio come la propria casa. Negli anni 70 Brusasco andò in Ecuador dove fondò un altro gruppo escursionisti e dove spese la sua vita per i giovani fino all'ultimo respiro. A Sampierdarena il Gruppo continua il suo cammino, nonostante i problemi e le difficoltà che negli anni si sono incontrate. I tempi sono diversi, e così i ragazzi, resta la convinzione profonda che sia possibile stare accanto ai giovani proponendo loro un cammino di fede che li conduca alla scoperta di Dio attraverso l'amore per la natura e il desiderio di condividere un'esperienza.

Gli animatori di oggi non hanno mai conosciuto Brusasco, ma testimoniano con il loro impegno la fiducia che l'esperienza del gruppo escursionisti possa continuare ad essere per i ragazzi una scelta di semplicità, di volontà di mettere al primo l'amore per i giovani che Don Bosco ci ha insegnato. Oggi ancor più di ieri, nella molteplicità di proposte di questi tempi, nella frenesia della nostra società, l'esperienza di una serata sotto le tende nel silenzio di un prato o una gita con lo zaino sulle spalle imparando a mantenere il passo dell'ultimo, ci possono dare l'occasione di fermarsi e accogliere quello che ci sta attorno consapevolmente, ritrovando negli altri e nella natura il segno di Dio; ci aiuta a crescere rispettosi del prossimo, riconoscendo che ogni uomo è prezioso per quello che è e per la capacità che ha di amare.

Laura Eliseo

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