Gli anni della Guerra

Chiesa di S.Gaetano Grande la vita dell'Ospizio fino al 1940; la vita identica alla prima opera di don Bosco a Torino: Parrocchia, Oratorio festivo, Sezione studenti, Sezione artigiani, Editrice Salesiana con Stamperia, Libreria, Figlie di Maria Ausiliatrice addette alla cucina, alla guardaroba, alla cura delle giovinette all'Oratorio festivo femminile, in ambienti di grande povertà ma di grande vita e di grande amore.

La guerra venne a sconvolgere tutto. Il giorno 9 febbraio 1942 la flotta inglese si pregiò dell'onore di aver bombardato Genova dal mare, senza rendersi conto di aver colpito con oltre dieci proiettili di grossa gittata l'ospizio di Don Bosco. Gravi i danni. Nessun morto, quattrocento scampati per grazia di Dio.
Il 30 ottobre 1943 sull'ora del pranzo un bombardamento aereo offriva al suo terminare lo spettacolo di spettrali rovine, la scomparsa completa in una voragine dell'antica chiesa di San Gaetano, ovverossia la Chiesa parrocchiale dei Salesiani. Forse il campanile punto di riferimento, chissà la stazione ferroviaria a duecento metri, il ponte sul Polcevera, certamente tutto intorno le fabbriche dellAnsaldo. E non è finito.
Il 9 giugno 1944, mentre Don Claudio Maestro e Don Antonio Gallaverna dicevano la loro prima messa un'incursione dei cosiddetti Alleati rovescia sui cortili nei vari angoli sette bombe, che fortunatamente producono danni non rilevanti, ma scuotono ancora una volta l'esistenza di oltre seicento persone. Tante. Perché il direttore Don Nicolao Ragghianti (1937-1945) aveva aperto la casa a , chiunque, diseredato dalla guerra, batteva alle porte dell'Ospizio, grande cuore di padre. E c'erano settanta salesiani e quasi seicento ragazzi interni a mangiare il pane di Don Bosco, il Pane di Gesù Cristo.

E nell'autunno del 1944 la morte che non era venuta dal cielo volle la rivalsa, portandosi via dall'Ospizio a causa di una epidemia di tifo tre giovani vite di Salesiani e cinque di giovani alunni artigiani. Di modo che quando ebbe termine la guerra alla fine dell'aprile del 1945, gli abitanti dell'Ospizio uscirono come da un incubo, durato anni, eppure pieno di grande lavoro, di grande voglia di vivere e di grande concreta vita, ad animare la quale in modo inconsueto si erano preoccupati nel biennio 43-45 una trentina di giovani salesiani, rimasti a Sampierdarena a studiare la Teologia.

Antonio Miscio

[Torna alla pagina precedente] [commenta] [home page]