La chiesa, in senso lato "il don Bosco" nel quartiere "San Gaetano', è da sempre centro di aggregazione e svolge un ruolo sociale non trascurabile, la cui influenza si avverte ben oltre i confini della delegazione. A partire dall'Oratorio che è la dimensione giovanile della Parrocchia.
Nel territorio della parrocchia risiedono circa 15mila abitanti,
riuniti in quasi 6000 famiglie. A queste persone vanno aggiunti coloro
che gravitano nell'Istituto e nell'Oratorio: una vera e propria comunità che
necessita di esempi positivi e guide sicure per non smarrire il cammino.
Nella chiesa - popolo di Dio, con i sacerdoti collaborano i laici chiamati
ad essere testimoni della Verità. Un ruolo delicato e importantissimo,
da cui spesso dipendono le fortune della comunità; una testimonianza che
oggigiorno risulta evidente nelle varie attività parrocchiali, con animatori,
educatori e responsabili, ma che è sempre stata presente, anche nel passato,
con laici impegnati.
Molte e molto diverse fra loro sono le modalità con cui si è risposto
alla chiamata a collaborare all'apostolato. Tante sono le "pietre vive",
persone che hanno svolto un servizio volontario e gratuito
presso il Don Bosco:
collegata allastoria della Chiesa c'è indubbiamente la storia di questi
personaggi, la cui opera silenziosa, il lavoro efficace e costante ha
permesso al "don Bosco" di arrivare in piena forma nel terzo
millennio.
Crescendo, però, aumentano le difficoltà, i problemi e i dubbi:
La società non ha tributato loro un qualsivoglia riconoscimento,
ne d'altra parte era nelle loro intenzioni riceverlo: certi solo di un
premio che unicamente il Cielo può dare, questi laici del passato sono
giunti ai giorni nostri nel ricordo dei loro cari e nell'ammirazione delle
persone che sono cresciute sotto la loro guida, nonché attraverso le
iniziative che contribuirono ad avviare. Sicuramente la polvere di cinquanta
anni ha provveduto a - ricoprire alcuni nomi, e il nostro elenco sarà
incompleto e non renderà merito a tutti quanti;
tuttavia ci auguriamo che la citazione di alcuni
fratelli sia il punto di
partenza per aprire i famosi cassetti della memoria, e riportare alla mente
delle persone più anziane nomi, volti, sorrisi, azioni e momenti vissuti
in compagnia di chi ci ha già preceduto in Paradiso.
L'Oratorio del Don Bosco, quale volto giovanile della chiesa,
ha sempre offerto spazi aperti, campi e palestre dove potersi
sbizzarrire e sfogare l'impeto della gioventù;
ma accanto all'attività sportiva sono fiorite associazioni,
gruppi e movimenti che si sono distinti per l'impegno a favore del prossimo.
Nel campo della carità verso i più bisognosi, i più soli, i lontani ricordiamo
l'opera di:
Giuseppe "Pino" Montaldo, fondatore di quella
"San Vincenzo"
che in poco tempo dall'Oratorio si sarebbe estesa a tutta la
comunità e allargata in Genova; Cesare Baresi, Costantino Dagnino,
Giovanni Rosso preziosi amici, collaboratori e sostenitori,
sia da un punto di vista organizzativo che della partecipazione
e del sostegno economico, della "San Vincenzo" del
F.A.C.(Fraterno aiuto cristiano).
Oggi, centro propulsore e coordinatore delle iniziative a favore degli ultimi
è la Caritas. Naturalmente animata da volenterosi e ben formati
volontari e volontarie.
risposte sicure, fraterne e puntuali hanno permesso a molte persone di
proseguire il proprio cammino nella fede.
Prestare assistenza e risolvere situazioni di vita quotidiana,
inoltre, è stato il miglior esempio di solidarietà e spirito cristiano
di amore verso il prossimo.
ecco alcuni
"amici di don Bosco"
o ex-allievi dell'Oratorio che con la loro vita hanno comunicato
e testimoniato come essere buoni cristiani. Animatori senza patentino,
ma autentici salesiani laici perché la famiglia prima e i salesiani dopo,
avevano loro trasmesso lo spirito di don Bosco, incarnato nel quotidiano.
Ivo e Gioconda Biedi, Piero Ghilardi, Mario Percivale, Dario Grasso:
l'Oratorio non ha avuto solo Sampierdarena come propria base.
I campi estivi a La Visaille e la casa di Torriglia sono sicuramente
due esempi di oratorianità al di fuori dell'Opera.
E queste due realtà hanno avuto tanto successo anche grazie alla presenza
di simili personaggi, pronti a dedicare ferie e tempo libero per la buona
riuscita dei campi, accompagnati spesso dalle rispettive consorti.
Cucinare, organizzare, pulire per decine di ragazzi, spesso senza le comodità
proprie della vita in città, sono stati servizi apprezzati da parte dei giovani
di allora, e la loro gratitudine traspare ancora nella voce di chi racconta
quei tempi lontani.
"Il Sogno" dei nostri giorni deve un ringraziamento all'opera di
questi signori.
Fra i molti meritevoli hanno diritto di una particolare menzione
i laici che nel 1955 parteciparono al primo
Consiglio Pastorale
parrocchiale: Gaetano Cavallaro, Mario Podda, Delfina Parodi
(già Presidente delle donne dell'Azione Cattolica),
Mario Accorsi, Giovanni Ugo Rozato e Bocca.
Un manipolo di cristiani su essi rifiorì la parrocchia, che da allora prese
il nome di "San Giovanni Bosco e San Gaetano',
riportata a nuova vita, dopo gli anni bui delle guerre, anche grazie al loro
impegno. Ma da quelli anni in poi si può avere una una testimonianza
vivida ricorrendo alla memoria di Gianmaria Pronzato,
Nino Boggi e Vittorio Stauder, illustri oratoriani che
contribuiscono a mantenere fresca l'immagine di chi ha gettato le basi per
l'attività del Don Bosco, e insegnano ai giovani ad apprezzare persone
che non hanno avuto modo di conoscere.
A quanti sono stati testimoni e a coloro che operano nelle varie
attività della Parrocchia, vale quanto lasciò scritto il 4 dicembre 1948
il cardinale Arcivescovo Giuseppe Siri:
"siate per voi e per gli altri, mai solo per voi"
Annotazioni a questo articolo di Federico Grasso
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