Oratorio "comunità giovani" ieri e oggi e domani

Intervista a don Bruno

Il 2005 segna i 40 anni della mia presenza a Sampierdarena. Sono stato insegnante prima al Liceo Fermi poi al Liceo classico Mazzini, ma il don Bosco era ed è la mia casa e la mia famiglia... e l'Oratorio è parte di questa grande famiglia.
Se ripenso al mondo del don Bosco e in particolare all'Oratorio, vedo novità a sfare... il suo rinnovarsi corre più del tempo. Basterebbe ricordare il passaggio da Oratorio festivo a Oratorio feriaIe... il festivo pare rimasto solo per "i nuovi europei" Rileggiamo insieme a don Bruno questo mondo dei giovani: occhi di anziano e occhi di un salesiano ancora pieno di futuro.

1. Sei qui da due anni, ricco di esperienza d'Oratorio. Come mai l'Oratorio è passato dalla festività alla ferialità?

L'Oratorio segue l'andamento della società. Il fine settimana lo si passa altrove... I giovani "indigeni" hanno altro da fare, i nuovi arrivati da fuori Italia vengono in massa nei cortili dell'Oratorio per giocare. La conseguenza più seria è che viene eliminata la "festività" il momento spirituale... E alla domenica sono sempre pochi i giovani presenti alla S. Messa. Manca un'ala...manca la spiritualità. La festa si è secolarizzata. E dove va a finire lo scopo per cui don Bosco fondò l'Oratorio? Lui intendeva "formare onesti cittadini e buoni cristiani"? L'assenza alla festa il tempo della formazione cristiana, salva in parte, forse, la formazione dell'onesto cittadino.

2. Qual' è il rapporto tra i giovani genovesi e i "nuovi europei"?

Alla mattina stanno insieme a scuola, ma nel pomeriggio non giocano insieme...sono due mondi distinti. L'integrazione non è per i giovani dell'Oratorio feriale qualcosa che interessi...neppure per i "nuovi europei" per altro, molto numerosi in Sampierdarena.

3. Hai qualche sogno per il tuo Oratorio?

Piccoli e grandi lodano il Signore sotto la guida di don Bruno

Ne ho tanti. Sogno anzitutto un gruppo di animatori che renda davvero più educativo il nostro Oratorio. Stiamo lavorando... Sogno che si guardi al futuro con coraggio in avanti eliminando dal vocabolario e dal cuore il "si è sempre fatto così" La vita corre e rischiamo di perdere il treno.

Un altro sogno, meglio una richiesta. Vorrei che la mia Comunità sentisse Suo l'Oratorio. Basta anche un sorriso di simpatia, un giro nei cortili.... La "ferialità" in cui rischia di ridursi l'Oratorio sia un'emergenza da affrontare insieme.

Analoga richiesta alla Comunità parrocchiale: vorrei vederla più coinvolta e interessata a questa "parte giovane" della Parrocchia. Un ultimo sogno. Vorrei che uscissimo dal "chiuso" e ci aprissimo di più alla delegazione, alla città...dovremmo essere in grado di fare rete con gli altri. Dovremmo essere più presenti ai vari livelli ove si discutono problemi che interessano i giovani.

4. C'è qualcosa ancora che vorresti dire?

Ritengo che il don Bosco diviso in se stesso sia una contro testimonianza e un'offesa al progetto del nostro fondatore: dobbiamo trovare il modo più conveniente per legare e creare osmosi di servizi e scambi tra l'Oratorio e la Scuola, anche perché l'Oratorio ha bisogno di una dimensione e proposta culturale.

5.Concretamente cosa proponi?

So che stiamo per ripulire la facciata della Chiesa parrocchiale e, in estate le verrà dato anche un tetto nuovo. Forse una "lavatina" e qualche ammodernamento li reclama anche l'oratorio. Don Bosco per suoi ragazzi voleva le cose più belle.
Questo 50° sia l'occasione buona.

Alberto Rinaldini

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