II decennio successivo, 1945-1955, è di una straordinaria intensità di iniziative.
Non che durante la guerra la vita nell'Ospizio fosse diminuita,
era vita faticosa preceduta da tempi risonanti di retorica abominevole
e ubriacante e vissuta nel pericolo continuo, negli stenti,
con incerte prospettive e nella paura.
D'ora in avanti la ripresa è di natura morale
gli animi sono liberi dall'angoscia, davanti c'è la speranza e il tempo della pace.
Euforia d'ogni colore, grande entusiasmo, voglia di vivere, voglia di fare.
Pare che anche il nome di Ospizio non si addica più.
Ed è un segno negativo tra i tanti positivi che si impongono per essere realizzati.
Le due sezioni, studenti e artigiani, ribollono di alunni.
Si torna sereni agli studi. Si continua laboriosi al lavoro nei laboratori,
dove veri maestri d'arte impongono disciplina e impartiscono esperienza di
tecnica e di operosità: Luoni nella Legatoria, Assandri con Bulleri e
Pintarelli nella falegnameria, Eliseo Negrisolo, gran maestro nel vasto
laboratorio di meccanica lungo Via Don Bosco, Bartolomeo Bogetti prende il
posto di Bargnesi in Sartoria, Rustichelli con Casè per i calzolai,
e per l'arte della stampa Ancarani, Bellotti, poi Stefanelli con Tesio
e il signor Ferraris.
Una ripresa veramente splendida e di livello con attrezzature
che venivano man mano rinnovate.
Gloriosa nasce e dai futuri splendidi risultati la
Associazione Sportiva Don Bosco per l'iniziativa di Don Goffredo Moroncelli e
il generoso patrocinio del parroco Don Giulio Nervi che,
guardando lo spettro del suo San Gaetano abbattuto dalle bombe,
già sospira alla ricostruzione.
Nel luglio del 1946 un inatteso invito di Mons. Giuseppe Siri
porta Don Baldan in Genova centro a Pammattone in Portoria ad
animare un oratorio, tutto dedicato ai famosi sciuscià, che anche a
Genova girovagavano senza patria e senza famiglia con grande dispetto
e pericolo, e dando spettacolo di miseria e di tristezza.
Fu una stagione di appena tré mesi, ma di straordinaria efficacia,
di frutti insospettati, di bellezza tutta salesiana.
Fu una stagione e basta.
A ottobre suonò la ritirata.
E i motivi? Ci si illuse. Si partì senza garanzie.
Si ebbe paura di risultati troppo brillanti, che alimentarono attese impossibili,
inaccettabili, di una presenza salesiana in Genova città.
A dirigere l'Oratorio festivo l'obbidienza dispose in questo decennio uomini di sicuro carisma, Don Gastone Baldan, Don Giacinto Barberis, Don Ferruccio Grigoletto, Don Mario Agosta. Si organizzarono ardenti associazioni giovanili, l'Azione Cattolica, gli aspiranti di Don Mario Scoscini, la Domenico Savio del signor Luigi Odino e di Don Guido Magnani. Le estati di Prè Saint Didier e poi Di La Visaille.
Antonio Miscio
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