"Lassù sulle montagne al La Visaille,
la terra è profumata di fior.
C'è un sol che non si può scordare mai,
che illumina la valle d'or"..
Chiunque abbia avuto la fortuna di passare qualche giorno nell'atmosfera
incantata dell'alta Val Veny starà canticchiando fra sé e sé il resto
della canzone: l'inno di La Visaille è un coro che resta dentro e
tocca l'anima, come il panorama che si scorge dalle finestrelle di
questa vecchia stalla.
La Visaille è, per definizione, la casa in montagna
del Don Bosco di Sampierdarena; superata Courmayeur ci si inerpica per
qualche chilometro sulla sinistra, fino ad arrivare ai 1659 metri sul
livello del mare che permettono di guardare il Monte Bianco direttamente
negli occhi. Da fondo valle la Dora fornisce la colonna sonora,
il verde dei prati e degli alberi fa da sfondo a un crescendo di roccia
grigia e terra marrone. In alto, partendo da destra,
ecco il ghiaccio perenne delle Grand Jorasses, il profilo solitario del
Dente del Gigante, l'imponenza del Bianco sopra l'Innominata
e la Cruz dellAltissimo, il
Piccolo Bianco sovrastato dall'Aiguille de Tre la Tele. Si scorgono subito
i rifugi Monzino e Torino, mentre serve un occhio più allenato e un buon paio
di binocoli per osservare il Borelli, che sembra incollato alla parete,
o il Rainetto.
Alla sera accade la magia: il sole saluta la valle con tramonti infuocati
che accendono d'oro e di riflessi sgargianti le cime dei monti; a poco
alla volta l'ombra inghiottisce i contorni, fin quando anche
il Bianco saluta tutti e va a riposare.
Ma il bello deve ancora venire: solitamente si aspetta la mezzanotte per
far tacere il rombo assordante del motore del generatore elettrico.
Quando si spengono le luci lo sguardo sale automaticamente al cielo:
sopra la testa uno sconfinato prato di stelle ci sorveglia da vicino,
e lo scintillio di questi astri infinitamente lontani si riflette sopra
i ghiacci. Di fronte a un tale scenario l'uomo scompare in un turbinio di
emozioni contrastanti: impotenza, immensità, gratitudine, serenità sono
solo alcuni degli stati d'animo che fanno ammutolire per qualche istante.
O forse si tratta di minuti? Non si sente il freddo, e il tempo sembra
perdere il suo scorrere regolare. Le stelle cadenti che tracciano la
volta celeste sono sempre le stesse di cinquant'anni fa, quando i primi
ospiti genovesi raggiunsero La Visaille.
In realtà le prime vacanze estive in Val dAosta erano cominciate a
Pre Saint Didier, nella palestra della scuola: i letti di paglia erano
giacigli apprezzatissimi dopo ore e ore di camminate, e il cibo delle
scatolette quanto di più succulento si potesse avere.
La Visaille si sfiorava semplicemente durante l'ascesa al Miage,
e solo nel 1955 ci si potè trasferire nell'alta Val Veny.
Ma la casa attuale a quei tempi era una stalla:
l'idea di asfaltare era ancora da concepire, e solo con il passare degli anni
sono stati portati avanti i lavori di ristrutturazione che hanno portato ad
una decina di camere, camerette e camerate (pardon... rifugi!),
un salone e una cambusa.
Senza dimenticare la splendida cappella, punto di partenza e arriva di tutte
le escursioni, dalle più semplici a quelle più difficili.

Don Bosco ha sempre avuto un occhio di riguardo per i ragazzi di La Visaille, e fin dai tempi del Signor Brusasco ha accompagnato su sentieri sicuri i passi di tutti i suoi alpinisti. Fra i molti, i vari Ivo e Gioconda Biedi, Gino Carrara, Gianni Puppo, Carlo Meda, Andrea Di Casa, Don Bruni e Don Gianni gli hanno dato una mano, permettendo ancora oggi di "sognare il paradiso" e di "tornare lassù" non solo "con il cuore"
Federico Grasso
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