La chiesa parrocchiale in cui sono stato battezzato il 23 marzo del 1942 fu ridotta, l'anno seguente, ad un cumulo di macerie. Non so quando ho cominciato a frequentare l'oratorio. Ricordo che ero il più piccolo e il direttore don Baldan alla veglia di Natale nel teatro, che allora era in mezzo del cortile, mi invitava pubblicamente a salire sul palco per fare la parte di Gesù Bambino nella rappresentazione del presepe vivente. La chiesa parrocchiale era la "chiesa dei morti", l'attuale tempietto. Li ho ricevuto con mio fratello e tanti altri bambini il 15 maggio del 1949 la prima comunione e la cresima. Lì ho cominciato ancora piccolo a far parte di quegli scatenati chierichetti.
Le macerie della chiesa bombardata erano il territorio di gioco dei chierichetti, finché non arrivava il coadiutore salesiano Zauli a minacciare di romperci la palla con una vanga o a rimproverarci perché sprecavamo troppa acqua con le pistole giocattolo. Divertimento piacevole per noi era poi suonare le campane un po' tirando e un po' lasciandosi sollevare da quelle grosse corde di canapa. L'antico campanile fatto costruire da don Bosco si era salvato dal bombardamento. Finalmente venne il giorno della benedizione della prima pietra della nuova chiesa parrocchiale. La costruzione fu realizzata rapidamente.
Noi chierichetti aspettavamo con ansia il giorno solenne della consacrazione della chiesa dedicata a San Giovanni Bosco e San Gaetano: il 2 aprile del 1955. Tutto era pronto per vivere un'esperienza grandiosa, sennonché all'ultimo momento entra in sacrestia il catechista degli studenti interni don Garbarino seguito da decine di chierichetti ben ordinati in doppia fila con vesti appropriate e le mani giunte ricoperte da guanti bianchi. "Via voi, oggi facciamo noi!" ci disse. Piuttosto amareggiati ci unimmo agli altri fedeli.
Don Baldan, il nuovo parroco, con la sua carica di entusiasmo e le sue iniziative a ritmo travolgente, aveva un'attenzione particolare per i chiderichetti: li voleva precisi e decorosi nel loro servizio. Il cardinal Siri era ammirato della vita della parrocchia e lo rivelava in occasione della visita pastorate. Per manifestargli la nostra gratitudine una volta, al termine del visita, don Baldan portò in macchina noi chierichetti più grandicelli nel cortile della curia precedendo il cardinale. Il cardinale dimostrò di gradire quel gesto e salutandoci benevolmente ci disse: "Chissà che qualcuno di voi non si fermi all'altare".
Ci guardammo l'un l'altro sorridendo.
Don Silvano Audano
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