Testimoni di Cristo Risorto anche a costo della propria vita

Omelia, 13 novembre 2005

don Francis Alencherry

All'occasione del 130° anniversario della prima partenza dei missionari salesiani dal porto di Genova nel 1875, si aggiunge oggi anche la festa dei santi Luigi Versiglia e Callisto Caravario, i protomartiri salesiani, ambedue missionari in Cina. Questa coincidenza ci invita a riflettere sul nostro impegno missionario come cristiani ed anche come salesiani o membri della Famiglia salesiana.

Dal primo invio missionario fatto da Don Bosco nel 1875, c'è stata una ininterrotta serie di spedizioni di missionari. Il 25 settembre di quest'anno abbiamo celebrato la 135° spedizione missionaria, nella quale il Rettor Maggiore ha consegnato il crocifisso missionario a 21 Salesiani, 5 Figlie di Maria Ausiliatrice e 23 volontari laici. A differenza della prima spedizione e di parecchie altre che la seguirono, fino agli anni 50 dello scorso secolo, adesso i missionari non prendono più la nave da Genova; partono invece direttamente con l'aereo per le loro destinazioni in diverse parti del mondo. I tempi nuovi esigono nuovi approcci, ma lo spirito è lo stesso. E lo stesso ardore missionario che Don Bosco aveva e voleva inculcare nei suoi figli, che ci spinge ancora oggi ad inviare missionari in varie parti del mondo dopo un mandato solenne.

Il giovane Luigi Versiglia, quando entrò come studente nell'oratorio di Valdocco, non aveva la minima idea di farsi prete o salesiano. La sua intenzione era di studiare per diventare in futuro un bravo veterinario. Nei tre anni trascorsi all'oratorio, però, il contatto con Don Bosco e l'insieme dell'esperienza vissuta nella sua casa produssero un cambiamento nel giovane. L'assistere alla solenne cerimonia dell'invio dei missionari nella basilica di Maria Ausiliatrice fu uno dei fattori importanti nella sua decisione di farsi salesiano e sacerdote.
Dopo alcuni anni di servizio nella sua Ispettoria , quando fu scelto come capo della prima spedizione missionaria in Cina (Macau), egli accolse questa decisione dei superiori con grande gioia e si mise con entusiasmo a studiare il portoghese e l'inglese in preparazione del suo lavoro a Macau ed a Hong Kong. Avrebbe affrontato la sfida della lingua cinese più tardi.

Callisto Caravario era un giovane salesiano in formazione quando, nell'occasione del Capitolo Generale del 1922, Mons. Versiglia visitò lo studentato e parlò ai giovani in formazione sulla missione in Cina, e li entusiasmò con lo zelo missionario. Diverse volte Callisto fece domanda di essere inviato in Cina e finalmente la sua domanda fu accolta positivamente. Si buttò nel lavoro missionario in diversi posti con zelo e con lo spirito d'adattamento richiesto dalla nuova situazione.

Entrambi si impegnarono ad entrare nella cultura della gente, imparando la lingua e adeguandosi ai costumi locali. Le difficoltà della vita quotidiana, priva di ogni comodità, non li scoraggiarono, anzi li spinsero allo spirito di sacrificio per il bene delle anime.
Il Vescovo anziano e il giovane prete sono diventati compagni nel martirio perché hanno preferito sacrificare la loro vita in difesa di persone deboli ed indifese.
Nel brano della sua lettera ai Romani, che abbiamo ascoltato in questa celebrazione, San Paolo ci insegna che l'amore di Cristo è tutto. Niente, nemmeno la morte, può staccarci dall'amore di Cristo, il quale si sacrificò per noi. Sotto il potere dell'amore divorante di Cristo Signore qualsiasi pericolo od ostacolo scompare e diventa un'opportunità di proclamare l'amore di Dio per tutti gli uomini, manifestato attraverso il sacrificio di Cristo.

I nostri due martiri erano sotto il potere di questo amore di Cristo. Allora si capisce il sorriso con cui essi accettarono loro sorte. Gli stessi banditi che li avevano fucilati erano stupiti della serenità e gioia di questi due "bianchi" al momento della loro tragedia.

San Luigi Versiglia alimentava il suo amore per Cristo con i frequenti momenti di adorazione davanti al Santissimo. Tutta la sua vita era concentrata su Cristo, suo Signore.
Callisto Caravario scriveva alla mamma poco prima di partire per l'ultimo viaggio che lo avrebbe portato al martirio: Niente ti turbi o ti spaventi, mamma. Se porti la tua croce insieme con Gesù, sarà più leggera e più dolce... prega per me perché possa essere un santo sacerdote che ha come sua preoccupazione la salvezza della propria anima e di quella degli altri. Come il suo superiore, anche lui era tutto concentrato sul progetto della santità e della salvezza delle anime.

Essere missionario non è soltanto cambiare patria o posto di lavoro, e nemmeno scegliere un paese lontano o un'altra cultura nella quale lavorare. Si tratta di diventare veri testimoni del Cristo, il Signore risorto, là dove ci troviamo di fatto.
Prima di lasciare i suoi discepoli Egli dice: "Voi sarete miei testimoni, in Gerusalemme, in Giudea, e in tutto il mondo" (cfr Atti 1,8). Essere testimone di Cristo è il compito principale del missionario.

La nostra società di oggi ha bisogno di testimoni convincenti pieni di Gesù e del suo messaggio, che è parola di vita eterna. Senza avere un contatto vivo con Lui, è impossibile rendere tale testimonianza.

Essere missionario significa riconoscere il Signore in tutte le circostanze e davanti a tutti, anche a costo della propria vita, come dice il Vangelo di oggi.
II Signore non è venuto in questo mondo per promuovere una pacifica coesistenza tra diverse ideologie e modi di vita. È venuto per indicare la via giusta che conduce al Padre, nella vita etema. Dando testimonianza a Lui, il credente che si fa missionario sostiene e promuove questa via giusta ed invita tutti a seguirla. Non è scontato che non ci saranno conflitti nel processo di testimoniare alla via del Signore. Essere missionario, essere un autentico testimone di Cristo nel nostro mondo di oggi non è compito facile. Esige una scelta coraggiosa da parte di tutti i credenti. Abbiamo però la certezza della parola del Signore: "Se noi lo riconosceremo, anche lui ci riconoscerà davanti al Padre. Chi lo nega davanti agli uomini sarà rigettato"

I Santi martiri salesiani, che festeggiamo oggi, ci invitano ad impegnarci molto di più per il Regno di Dio con la testimonianza della nostra vita, più in coerenza con la parola di Dio. Ci invitano ad essere pieni di Gesù, per portarlo agli altri.
Come il pane e il vino che in questa Eucaristia saranno trasformati nel corpo e nel sangue di Cristo, anche noi che comunichiamo a questo corpo e sangue del Signore dobbiamo essere trasformati in Cristo per gli altri, per condurli alla salvezza. Trasformiamoci in veri testimoni di Cristo risorto, anche a costo della propria vita.

don Francis Alencherry

[Torna alla pagina precedente] [commenta] [home page]