La vera grande novità dell'ultimo decennio per Genova e per l'Italia è costituita dai flussi migratori: nel passato dal porto di Genova (primo porto del Regno d'Italia) partivano i nostri emigranti verso le Americhe, mentre oggi assistiamo al processo inverso, quello dei flussi di immigrati latinoamericani. Quando i nostri emigrati partivano per i paesi latinoamericani incontravano un tessuto da esplorare, c'era tutto da fare, bastava un po' d'iniziativa per inserirsi, anche se non mancavano scene di razzismo, soprattutto negli USA e in alcuni paesi europei. Si tratta di una memoria del nostro passato che non dobbiamo smarrire.
In un primo tempo quando gli arrivi erano piuttosto contenuti c'era una buona disponibilità all'accoglienza, soprattutto per le minoranze sudamericane nei cui paesi peraltro vivevano molti amici e parenti dei liguri. Il discorso cambia quando diventa un'immigrazione di massa. Anche l'evoluzione dei flussi migratori a Genova è cambiata: da una precedente immigrazione maghrebina siamo passati alla prevalenza dei latinoamericani, soprattutto ecuadoriani, come ben sanno gli amici del Don Bosco che svolgono una lodevole azione di integrazione dal basso, a partire dai giovani. Oggi su 28.524 residenti ufficiali di cittadini non comunitari 14.133 pari a quasi il 50% provengono dall'America Latina. L'età media degli immigrati è di 31/32. anni a fronte dei 47 anni in Liguria. La distribuzione per genere indica nei latinoamericani una decisa presenza femminile pari al 62% spiegabile con la forte domanda di assistenza nei lavori domestici e di cura.
A tale proposito occorre dire che la stessa tipologia dei flussi migratori
rileva le caratteristiche della popolazione genovese.
A Genova l'indice di vecchiaia è di 245
(per ogni 100 ragazzi d'età inferiore a 15 anni esistono
245 anziani d'età superiore a 65 anni).
Gli anziani non autosufficienti sono circa 48.000 di cui 10.000 ultraottantenni.
Le famiglie unipersonali (composte da una sola persona) sono 109.755
di cui oltre 51.000 superiore ai 65 anni e oltre 30.000 con più di 75 anni;
ciò rappresenta la committenza più significativa dell'assistenza.
Ma il fattore d'integrazione a lungo andare decisivo dipende dalle scuole,
non solo per i futuri adulti, ma anche per i genitori.
Nel 1999 i nati da almeno un genitore, straniero erano il 9,6%, nel 2004 hanno raggiunto il 21 %
A Genova i residenti stranieri costituiscono circa il 5% della popolazione: tale cifra, come possiamo verificare, diventa molto più alta se riferita ai bambini che prefigurano il futuro.
Sui temi delle migrazioni intervengono, oltre alle Istituzioni, numerosi enti ed associazioni religiose, del privato sociale e pubbliche. Per impostare coerenti politiche di integrazione, una volta condivisi i principii e i criteri, occorre analizzare le buone pratiche e le criticità. Si tratta di un percorso già avviato nell'ambito del Piano Regolatore Sociale la cui vera sfida consiste nel promuovere dialogo sia tra le diverse realtà istituzionali dell'Amministrazione, che gli operatori sociali, l'associazionismo e i portatori di bisogni diretti. D'altra parte, la maggior parte dei risultati delle inchieste sociologiche dimostra l'esistenza di tre rilevanti priorità nei bisogni dei cittadini immigrati (lavoro, abitazione, protezione sociale) che sfidano la classe politica e amministrativa della città a trovare risposte adeguate.
Tutte le grandi metropoli dell'occidente sono ormai a composizione multietnica, si tratta di un processo inarrestabile che bisogna governare; in molti casi esso è considerato fattore di creatività e di sviluppo, in altri fonte di pericolo e di conflitto.
Non sono tanto gli immigrati che fanno paura, non è la diversità del colore della pelle, ma la povertà e i bisogni sociali insoddisfatti. Se si trattasse di un'immigrazione ricca ci sarebbe la gara ad accoglierla.
Quindi se il vero problema è di natura sociale, da qui dobbiamo partire. A tale riguardo a Genova i processi d'integrazione avrebbero maggiori possibilità che altrove proprio per le sue caratteristiche di città policentrica e di non ghettizzazione degli immigrati soltanto in determinate aree. La qualità del decentramento ha sul tema dell'immigrazione un immediato banco di prova.Salvatore Vento
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