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un tesoro da non smarrire
Lo stile della gratuità!

Un tesoro da non smarrire... lo stile della gratuità!

Siamo figli di un sognatore che ha donato tutto il proprio tempo ai giovani. In quel sogno don Bosco vede la generosità armonizzare con il lavoro stipendiato, anzi la gratuità è il valore portante. È lavorare in una famiglia ove il "lavoro rimunerato" si coniuga con lo stile del dono. Per chi lavora al don Bosco è certamente così... Non distruggiamo questo "realismo", all'apparenza solo, utopico!

È vero, un'aria contraria spira attorno a questa "città per i giovani". Un'aria che tende a mercificare tutto e soffoca ciò che di più prezioso don Bosco dona e chiede.

Non siamo soli. Quanti esempi di gratuità incontriamo attorno a noi, anche là dove meno ce l'aspetteremmo!

Se riflettiamo scopriamo poi che nel mondo umano non tutto "è pagabile". Al maestro non affido mio figlio solo perché lo pago, dal medico non vado solo perché lo pago. La dimensione del denaro, pur necessaria, non basta per affidare la propria salute ad un dottore, o un figlio a un insegnante... Scatta qualcosa che appartiene ad un' altra dimensione. Per quel che mi da lo Stato, faccio anche troppo! Ho sentito ripetere questa frase da colleghi giustamente irritati per il basso stipendio, ma anche tanto sfaticati. Ma guardando i miei alunni in classe vedevo l'ingiustizia rovesciata su di loro... affidati a noi "non solo perché pagati". Ma ricordo anche la generosità di tanti docenti sempre disponibili a venire incontro ai propri alunni.

La gratuità è segno di chi accoglie l'altro, al di là di ogni ideologia o credenza religiosa, al di là di un compenso economico. Per noi cristiani la gratuità è ciò che più ci avvicina a Dio, per tutti ciò che maggiormente umanizza le relazioni tra persona e persona. Il terzo settore, il volontariato, lo si capisce meglio da questa prospettiva. Ha la sua sorgente nell'Amore da cui veniamo. Togli alla società "la gratuità" e ti resterà davanti una comunità del "dare e dell'avere". L'organizzazione sociale legata al contratto economico è il mezzo con cui "la piccola solidarietà" familiare si fa "grande solidarietà" sociale e si organizza nello stato. Ma il prius è il "gratuito" e senza la gratuità la società non si regge. Penso ai donatori di sangue e/o di organi, penso agli 800.000 volontari italiani nel mondo del bisogno, penso alla pura gratuità che regna tra genitori e figli. Penso a quanti s'impegnano in attività sociali e culturali senza scopo di lucro. Penso ancora alla stessa situazione del "dare e avere". Senza una qualche forma di gratuità sarebbe un rapporto di freddo egoismo, "senza cuore".

I credenti lo capiscono molto bene. Lo ricorda in modo chiaro l'enciclica Deus Caritas est.

Quando l'opera educativa, che tutti accomuna al don Bosco, "è cosa di cuore", salvo lo stipendio, nulla può arginare il gratuito non richiesto da contratto ma voluto dal "cuore".

Cosa distingue un pensionato che da una mano nella città dei ragazzi in modo spontaneo e chi, stipendiato secondo giusto contratto, sente di dare del suo tempo oltre il pagato? Nulla.

Li assimila l'appartenenza alla "stessa casa" plasmata dallo spirito di don Bosco di cui i Salesiani consacrati sono il vivente segno. Andando più a fondo, li accomuna la "modalità" della gratuità che è prima e oltre il "pagato".

È questa "aria di famiglia" - in cui meglio si esprime la gratuità - che dobbiamo salvaguardare! È questa "utopia per molti" che da colore al nostro agire. Un'aria - al di là delle fragilità - che non sempre respiri altrove! Un clima che è già altamente educativo per le nuove generazioni, ma fa stare meglio anche noi adulti.

Infine la gratuità è elemento vivificante anche nei giovani nei quali don Bosco trovava i suoi primi collaboratori, "giovani per i giovani" lungo la via della gratuità.

Alberto Rinaldini

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