NEL SUO 50° COMPLEANNO

La Chiesa di San Giovanni Bosco ringiovanisce

Riqualificare Via Carlo Rolando, ecco l'impegno che l'amministrazione pubblica ha assunto nei confronti di una comunità che si radica attorno ad una via che in pratica è un "paese".

rosone dela facciata

La progettazione eseguita dal Comune di Genova di concerto con il CIV, ha tenuto conto di questa peculiarità proponendo un allargamento dei percorsi pedonali e la creazione di spazi di aggregazione prospicienti i luoghi fulcro delle attività pubbliche quali il complesso del Don Bosco e della chiesa dedicata ai SS. Gaetano e Giovanni Bosco con il teatro Tempietto.

Ma la riqualificazione di un tessuto urbano non può fare a meno della scenografia: nasce così l'iniziativa di un finanziamento regionale per la manutenzione dei prospetti che insistono sulla via. II finanziamento erogato con un contributo a fondo perduto a favore dei privati pari al 45%, ha permesso l'apertura di numerosi cantieri lungo l'intero percorso.

Simbolo dell'operazione è stato il restauro del prospetto della Chiesa dei SS. Gaetano e Giovanni Bosco, dove una accurata opera di pulizia e consolidamento ha permesso di recuperare ed esaltare le fasce policrome dei marmi di rivestimento. La chiesa dei santi Gaetano e Giovanni Bosco fu edificata dopo il secondo conflitto mondiale sulle rovine della vecchia chiesa romanica. La costruzione grandiosa e imponente fu voluta per la lungimiranza di coloro che vedevano nella chiesa del don Bosco, nome con cui i più la conoscono, il punto di aggregazione non solo della parrocchia, ma di tutta la delegazione di Sampierdarena. Infatti la funzione sociale delle strutture dei salesiani è da sempre il punto di partenza della filosofia di vita di Don Bosco che vede come il punto di partenza l'educazione dei giovani nella fede, nella cultura, nello sport.

Inoltre la collocazione della chiesa parrocchiale al centro di via Rolando è un elemento di aggregazione che va oltre la pur ampia comunità che vive intorno alle strutture scolastiche. Come negli anni 50 e 60 la zona fu meta di italiani che venivano a Genova in cerca di lavoro, ore è l'ora della comunità sudamericana. La chiesa continua così ad essere il punto di riferimento di tutti i fedeli che cercano di inserirsi nella comunità. Questa funzione sociale è svolta da tutti i parrocchiani sotto la guida del parroco don José, un salesiano che si impegna con tutte le forze.

Quando nella primavera scorsa ARTE Genova formalizzò il bando per il recupero delle facciate di via Rolando, ci recammo dal parroco lunetta sulla facciatapresentando le facilitazioni economiche che erano rappresentate da questa occasione. Don José subito pensò ai benefici che tutta la via e tutta la comunità avrebbe avuto dal restauro del bellissimo prospetto marmoreo della chiesa. Lo sforzo è stato grande, poiché il costo economico, sebbene ci siano e ci saranno rimborsi da parte di Arte e della Soprintendenza, è comunque alto, ma l'entusiasmo di questo sacerdote e dei suoi più stretti collaboratori ha fatto superare i timori. Anzi, questo ottimo risultato che è stato raggiunto anche per la perizia dell'impresa che ha realizzato il restauro, la GR restauro conservativo del geometra Gianpietro Rolle, ha rilanciato un sogno che cova dal primo momento nel cuore di don José: il completamento della parte interna della chiesa con la finltura dell'abside. Il progetto originario degli anni cinquanta prevedeva per l'abside una finitura realizzata con mosaico di piastrelline, che non si era realizzato per una mancanza di fondi. Certo è un peccato che l'elemento che dovrebbe splendere come la volta celeste sia malinconicamente scuro e grezzo. Fare splendere l'abside è il prossimo traguardo che il don si è prefissato ed è convinzione che con l'aiuto di tutti sia un risultato facilmente raggiungibile.

Le tecniche

II prospetto della chiesa dei santi Gaetano e Giovanni Bosco è un alternare di lastre in marmo e pietra con inserti di altri marmi pregiati che ha il suo punto di forza nello stupendo rosone in marmo bianco con vetrata artistica.

I marmi erano offuscati da croste nere e in alcuni casi da rotture causate dall'ossidazione dei perni metallici. Le lastre alla base erano in condizioni critiche per il cosiddetto "cancro del marmo" che trasforma il materiale lapideo in polvere. Tale processo che può essere interrotto con procedure di restauro, impone cautele nelle pulizie che devono essere condotte senza mezzi abrasivi, cioè senza graffiare e consumare il marmo. La prima fase delle puliture è stata quella di un preconsolidamento e consolidamento strutturale con sostituzione di alcune lastre. Sono state verificate le lastre ad una ad una per evitare distacchi. Poi il trattamento dei marmi è stato eseguito mediante impacchi con polpa di cellulosa e carbonato d'ammonio per quelle zone ove lo sporco era più radicato e per il resto del prospetto si è ricorso ad una blanda microsabbiatura a umido con il metodo JOS, utilizzando polvere di marmo come inerte. A seguito le lastre di marmo sono state stuccate e protette con appositi idrorepellenti.

Una operazione che è stata condotta ha riguardato l'inserimento di vetri antisfondamento nelle aperture con vetrate artistiche in modo da evitare i numerosi attacchi dei vandali avvenuti negli ultimi tempi.

Alessandro Brenna e Stefano Lanini

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