Santo Carlini

una vita nella scia di don Bosco

Il 24 ottobre bussa alla porta dell'ufficio un exallievo, Santo Carlini... Già presidente dell'Associazione di Sampierdarena, poi, immerso nel lavoro alla Marconi e nell'impegno sociale nel territorio, sembrava scomparso... Lo si vedeva solo alla festa annuale della Associazione.

Dal breve incontro nasce quest'intervista, che apre la nuova rubrica "Pagina dell'ex Allievo" dell'Eco don Bosco.

Carlini con la famiglia

In quale anno hai preso il diploma di maturità tecnica?

Eravamo nel 1969, ai primordi dell'ITI: ricordo il nostro amato Direttore (lo chiamavamo "il Nonno" per i capelli bianchi ed il sorriso amabile). Era don Angelo Zannantoni e nelle aule circolava spesso un giovane insegnante di lettere e filosofia: don Rinaldini...

Dopo gli anni al don Bosco sei rimasto molto legato a don Bosco. Come hai vissuto l'essere ex allievo nel tuo mondo, nel lavoro e nella vita della parrocchia?

Il mio "dopo-don Bosco" è durato almeno una dozzina d'anni durante i quali ho perso il contatto "fisico" con l'Istituto: servizio militare, ricerca del lavoro, lavoro in trasferta, matrimonio, ma attraverso l'Eco di don Bosco lo spirito salesiano mi ha sempre accompagnato, specie nel difficile ambiente del mondo del lavoro. La parrocchia poi è stata per me un notevole punto di aggregazione e campo di impegno educativo.

Un'esperienza ha cambiato la vita della tua famiglia. Quale?

Eravamo, mi pare, nel 1980, l'anno del Convegno europeo annuale degli Ex allievi a Lugano.
Così mi ritrovai sul pullman per un fine settimana in Svizzera. Tra i componenti della comitiva c'era Bruno, amico e compagno di classe all'ITI nei cinque anni passati al don Bosco.
Il discorso è subito iniziato spontaneo come si fosse trattato di un giorno di scuola e non ci avesse diviso un "buco" di 12 anni. Si parla di lavoro, di famiglia e di figli, già, di figli. Qui avviene la svolta: lui mi dice che figli non ne ha, ma la moglie sta preparando le valigie perché in India una bimbetta li sta già aspettando. Due anni dopo anch'io preparavo le valige. In India una bimbetta di 9 mesi, Pramila, ci stava aspettando. Tre anni dopo mia moglie è rimasta incinta e Pramila ha potuto godere della compagnia di Livia. Devo dire che tutto questo ha cambiato molto la vita della mia famiglia anche se non sono in grado di valutare quanto.

Ora, pensionato, hai più tempo per operare nel sociale. Che cosa stai facendo?

Due iniziative che mi stanno a cuore:

1. "LIGURIA PER LA VITA"
II viaggio in India era stato preceduto e seguito da altri e tutti facevano riferimento a una suora missionaria di Pontedecimo.
E così nasce un gruppo di una quindicina di "famiglie adottive" accomunate da un amore per 'India, l'Associazione onius "Liguria per la vita" per aiutare la missione della suora. Promuoviamo sponsorizzazioni a distanza in due missioni: quella della suora a Bangalore e quella del missionario indiano R Francis, salesiano. Quest'ultimo segue particolarmente i giovani ed opera nella giungla delle Jawadhi Hills dove mancano i collegamenti... Noi gli procuriamo i fondi per un suo progetto: collegare con pullmini i villaggi con le scuole nelle lontane città.
2. "SOLELUNA"
Anche la mia attività in parrocchia ha avuto sviluppi. Tra alcune parrocchie di Sestri sono sorti da tempo gruppi che a turno si occupano di portare un pasto serale ai senzatetto che gravitano intorno alla stazione di Principe, lo faccio parte di uno di questi gruppi. Tré anni fa abbiamo pensato di allestire un locale per offrire pasti caldi in luoghi riparati ed è nata l'associazione onius "SoleLuna" (aconfessionale e apolitica). In breve, siamo riusciti ad ottenere un appartamento nella stazione di Cornigliano per concessione delle Ferrovie, È nato così un progetto pilota caldeggiato dalla direziono centrale di Roma. Ristrutturato ed arredato il locale, abbiamo coinvolto gruppi di volontari di Cornigliano, commercianti e supermercati che forniscono il loro aiuto ed ora andiamo avanti.

Se l'Associazionismo è in crisi gli ex allievi operano con sensibilità salesiana nel loro ambiente ...e questo è essere davvero portatori dello stile del buon padre don Bosco.

A cura di Alberto Rinaldini

[Torna alla pagina precedente] [commenta] [home page]