Man mano che una persona cresce sente il bisogno di guardare la strada fatta... e nel suo cuore può provare sentimenti opposti: di gioia se la strada iniziata con entusiasmo ha lasciato una traccia lineare e coerente alla spinta delle origini; di disagio se la via sembra interrotta da frane.
Un'immagine del cammino di noi Salesiani nel tempo a partire dal "carisma" che don Bosco ha affidato ai suoi figli? Pare proprio di sì.
Essi leggono nel "carisma salesiano" i segni dell'amore di Gesù verso i giovani più poveri. E quante povertà affliggono i giovani! Carenza dell'affetto familiare, mancanza del necessario per vivere, abbandono spirituale. Il disagio può condurre alla droga, al bullismo e al il sorgere delle bande. Esplosivo il fenomeno della violenza giovanile negli stadi e attorno agli stadi e inatteso il riemergere dell'idra del terrorismo delle brigate rosse. A questo malessere si aggiunge il disagio di giovani emigranti che, col ricongiungimento alla famiglia, vivono l'amarezza di sentirsi degli sradicati e gettati in un "mondo altro".
Don Bosco sognò un movimento di persone che condividesse la sua passione per la salvezza dei giovani, specialmente i più poveri. Era talmente convinto che suoi cooperatori - ricorda agli Ex allievi l'attuale successore di don Bosco - erano il Santo Padre, Cardinali, Vescovi, religiosi, donne e uomini, tutti. Tutti intendeva coinvolgere nella sua passione per i giovani.
Col tempo sorgerà l'esigenza di dare una qualche stabilità al movimento... e così cominciò la Famiglia Salesiana: la Congregazione religiosa dei Salesiani, FMA, l'Associazione dei Cooperatori e gli Ex allievi. Dovremmo tornare all'intuizione originaria: la passione educativa per la salvezza dei giovani in cui tutti don Bosco voleva coinvolgere. La via? La "pedagogia della bontà". Il "salesiano" accompagna il giovane, sa ascoltare, è testimone di un modo alto e gioioso di vivere la propria fede, ha un atteggiamento empatico verso le nuove generazioni, accetta il giovane così com'è per renderlo felice. Don Bosco diceva ai giovani: "Vi voglio felici adesso e sempre". La sua fiducia era radicata in Dio e ripeteva: "In ogni giovane, anche il più disgraziato, c'è un punto accessibile al bene e dovere primo dell'educatore è di cercare questo punto, questa corda sensibile del cuore e trame profitto". Dal primo incontro con un giovane, che sapeva solo "fischiare" e tornerà all'Dratorio di don Bosco la domenica seguente con altri amici, prenderà il via "un arrivare" che continua oggi. Chiaro l'invito dei "Salesiani" di Sampierdarena ai "componenti del movimento" a rivedere la strada che stiamo insieme percorrendo, noi religiosi e tutti cuelli che condividono la passione educativa giovanile, in particolare verso i più poveri e abbandonati. Da mihi animas coetera tolle che, tradotto correttamente, "mi occuperò solo della salvezza dei giovani, il resto non mi interessa", sarà l'ottica per leggere il nostro essere "don Bosco oggi".
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