Venerdì 26 gennaio 2007 la sala del Tempietto ha accolto il vociare vivace dei ragazzi delle scuola secondaria di primo e secondo grado in compagnia degli insegnanti per riflettere insieme con Don Domenico Ricca sul tema del bullismo e la scuola. Nel pomeriggio la riflessione ha coinvolto docenti e genitori.
Don Ricca ha aperto l'incontro con la testimonianza personale della sua esperienza tra i giovani come cappellano del Carcere Ferrante Aporti, e un silenzio interrogativo ha accompagnato e accolto le sue parole.
Le domande sono così scaturite spontanee, prendendo anche spunto da una lettera da me ricevuta su questo tema, di cui ho dato lettura.
I ragazzi delle medie hanno risposto con immediatezza, e si percepiva attraverso le loro domande un interesse vivo e responsabile. I ragazzi delle scuole superiori hanno dato un maturo apporto sul tema... non è mancato il contributo anonimo di un fischio che è diventato spunto di discussione tra i ragazzi, con il vivace intervento di un insegnante che ha ricentrato il punto focale già definito dalla domanda di un ragazzo di prima media: da dove si comincia ad essere bulli?
Ci vuole il coraggio di porsi questa domanda e di andare al fondo, alla radice di un comportamento che riguarda non solo il mondo dell'infanzia e dell'adolescenza ma anche il mondo degli adulti.
Anche in passato a scuola si verificavano episodi di prepotenza, soprattutto nella fase adolescenziale, il momento in cui naturalmente i ragazzi e le ragazze "competono" con i propri pari per scoprirsi e definire se stessi.
Quello che oggi colpisce è il fatto che sempre di più gli episodi di bullismo si registrano nel contesto di un clima relazionale "arido e individualista" esasperato dai valori competitivi del modello sociale consumistico che probabilmente sfumano il valore e la gravita degli episodi. Per questo oggi si rischia di considerare alcune dimensioni del bulllismo come comportamento "socialmente accettabile" o perlomeno tollerabile. Ci si riferisce, per esempio, alla discriminazione sociale che avviene oggi spesso nelle classi in riferimento al look e all'abbigliamento. Una madre mi ha raccontato che il figlio di 4 anni si rifiutava di andare alla scuola materna se non calzava le scarpe dello stesso tipo dei suoi compagni...naturalmente di marca. Spesso parlo con i genitori di questo problema e tanti mi dicono "se non compriamo i vestiti firmati abbiamo paura che i nostri figli vengano emarginati "
Allora, rispondendo ad Enrico, potremmo dire che il bullismo comincia dal messaggio educativo che i ragazzi ricevono dalla comunità educante in cui crescono attraverso uno stile educativo che fa fatica a trovare spazio per il dialogo, non sufficientemente contenitivo ed eccessivamente lassista. I ragazzi interiorizzano le esperienze concrete e i valori rischiano di restare dei principi enunciati se non vengono proposti attraverso gli esempi di vita. Per questo non ci si può stupire se poi il vuoto di relazioni con adulti significativi spinge i ragazzi ad aggregarsi in bande per cercare di dare un senso al proprio esistere sentendosi qualcuno "attraverso gesti di violenza sui più deboli"
Per questo anche i messaggi svalutanti dei genitori o degli insegnanti possono costituire le premesse per lo sviluppo di atteggiamenti da "bulli" o da "vittima dei bulli"
Si tratta infatti di possibili reazioni opposte ad un disagio relazionale con adulti incapaci di vedere, accogliere ed amare quella "originalità, unica e irripetibile" della loro identità.
Questo disagio diventa allora rabbia e voglia di rivalsa nei confronti di chi è più debole e di cui si disprezza quella debolezza che si è vissuta sulla propria pelle nel momento in cui uno più forte, probabilmente un adulto significativo, ci ha ferito "moralmente, psicologicamente o tisicamente"
Altri ragazzi invece non riescono ad esprimere la rabbia e la rivolgono contro se stessi, il senso di impotenza si trasforma in senso di inferiorità, e quando incontrano "un bullo" spesso si lasciano prevaricare, rivivendo la stessa situazione che li ha resi insicuri.
"Sono più gravi gli atti di bullismo fisico o psicologico"? chiede una ragazzina e Don Ricca rievoca il ricordo di una insegnante di matematica che ogni tanto visita ancora i "suoi incubi notturni" ...le parole... quanto male possono fare le parole inconsapevoli di un giudizio scolastico... e quell'esempio rischia di avallare gli atteggiamenti di prepotenza all'interno della classe... e un domani chi ha subito le svalutazioni può diventare un adulto depresso o antisociale, a rischio di problemi con la legge.
La risposta diviene proposta. Creare un buon clima relazionale all'interno della classe che coinvolga studenti, insegnanti, genitori. La via? Partire come don Bosco dalla convinzione che in ogni ragazzo c'è un "punto accessibile al bene" La sana "relazione" è tale se è sana quella tra i docenti della classe, tra gli alunni, tra alunni e docenti, fra genitori docenti e studenti. La ricomposizione della relazione è la via per affrontare anche il malessere del bullismo nella società.
La risposta diviene proposta. Creare un buon clima relazionale all'interno della classe che coinvolga studenti, insegnanti, genitori. La via? Partire come don Bosco dalla convinzione che in ogni ragazzo c'è un "punto accessibile al bene" La sana "relazione" è tale se è sana quella t ra i docenti della classe, tra gli alunni, tra alunni e docenti, fra genitori docenti e studenti. La ricomposizione della relazione è la via per affrontare anche il malessere del bullismo nella società.
Sanare significa rispetto e attenzione al giovane valorizzando i lati positivi, significa che la famiglia trasmetta i valori della solidarietà e condivisione, significa rispetto e dialogo tra gli educatori. Don Ricca racconta di aver fatto breccia nel cuore di molti ragazzi incontrati in carcere, incominciando ad interessarsi a ciò che per loro era importante: lo sport, la formazione per un lavoro futuro... ridando speranza al sogno del loro cuore.
Queste parole sono una testimonianza e una provocazione per la comunità educante del don Bosco e per le scuole del territorio che hanno partecipato al convegno. Raccogliamo la provocazione: continuiamo a lavorare attraverso una ricerca sul clima relazionale della classe che affideremo a dei ragazzi referenti del progetto... un film a metà marzo al Tempietto e un nuovo incontro a maggio con Don Ricca per lavorare sui risultati della ricerca. Vorremmo essere in tanti a costruire spazi e momenti di valore sociale per "stare bene a scuola"... stare bene con se stessi e nella società... protagonisti del proprio futuro... attori di una società che ciascuno può contribuire ad umanizzare.
Lucia Laura Corsiglia
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