Un sottile legame collega Genova e l'Ecuador: a Guayaquil, la principale città commerciale della costa ecuadoriana da cui provengono gran parte degli emigrati presenti a Genova, vivono 3/4 mila cittadini di origine genovese. Un legame ritrovato e rovesciato, che, seppure in modo casuale, unisce le due città. Sampierdarena da dieci anni ad oggi sembra aver cambiato volto. Nei bus, per le strade, nelle scuole, ma anche nelle chiese, trovi persone latino americane, nordafricane, asiatiche e dell'Est Europa... Siamo una città orientata ad essere sempre più multietnica.
Da dati della Caritas risultano regolari 13.000, ma si parla di 37.000 tra regolari e non ancora regolarizzati. Quella ecuadoriana è la comunità di emigrati più numerosa in Genova Sampiedarena e il ponente sono le zone abitative a forte presenza ecuadoriana.
Una profonda crisi economica, politica e sociale dal 1995 ha destrutturato vasti strati della popolazione, in particolare la classe media urbana... e sorse il mito della partenza. Possiamo scandire i momenti salienti che spingono al flusso di massa. Nel 1997 l'Ecuador e funestato dalla corrente del Nino e dalla crisi Asiatica. Nel 1998 la situazione economica del paese precipita: il ribasso indiscriminato delle risorse petrolifere, il peso insostenibile del debito estero, la prolungata insolvenza dello Stato nei confronti dei dipendenti statali. Nel 1999 il collasso bancario e il blocco dei conti correnti segnano profondamente la storia ecuadoriana. Nel 2000, il cambio della moneta, l'abbandono della moneta nazionale per l'acquisizione della moneta americana, la "dollarizzazione".
II disastro economico si intreccia con l'instabilità politica: nel giro di otto anni si ha la destituzione o il cambio di sei presidenti, un triunvirato e un colpo di stato durato quattro ore. Il quadro politico ed economico incide fortemente sulle condizioni delle famiglie che non vedono più alcuna garanzia di futuro. Rimane la scelta di partire...e si crea anche la "menzogna pubblica sui costi e benefici del partire", dell'affermazione di sé come individuo, del successo economico e lavorativo.
Un ceto medio - impoverito dalla dollarizzzione, dal debito estero e dal fardello di aggiustamenti strutturali imposti dal FMI e la Banca Mondiale - con livello medio alto d'istruzione, proveniente dalle aree urbane e portuali della provincia del Guayas.
Assistenza domestica le donne, impiego nell'edilizia gli uomini. Il lavoro congruo al titolo di studio è molto basso. Il modello dell'emigrazione ecuadoriana: partono le donne, testa di ponte delle catene migratorio, poi arrivano i figli e i mariti con il ricongiungimento familiare. Il futuro immaginato dagli emigranti resta piuttosto precario anche a Genova. Non va dimenticato tuttavia il dinamismo degli emigrati, alcuni dei quali hanno creato imprese produttive vere e proprie. |
"La cosa che più mi colpisce del vivere qui è la mancanza della musica. A Genova la musica non ti raggiunge mentre cammini, la gente non ascolta musica dal mattino fino alla sera, non si sente sui pianerottoli, gli appartamenti sono avvolti nel silenzio; passando davanti alle porte delle case non si sente proprio niente. Appena arrivato mi sono chiesto se qui la gente fosse viva o morta..." giovane ecuadoriano |
I giovani che si ricongiungono con la madre in attesa del padre si trovano in difficoltà nel processo di costruzione della propria identità. Chi sono? L'interrogativo, che ogni adolescente si pone, per l'emigrato si fa ancora più problematico. Per i bambini che nascono in Italia o arrivano piccoli l'integrazione avviene spontaneamente, senza difficoltà; chi arriva adolescente rischia di trovarsi "spiazzato": non sorretto dal passato culturale del paese d'origine, è calato in un mondo "altro" di cui non conosce ne lingua, ne "cultura"
Questi adolescenti d'origine straniera inseriti nelle scuole superiori, oltre ad essere potenzialmente diversi dai loro genitori, perché a contatto con modelli diversi, sono diversi dai loro coetanei perché immigrati. È in gioco per loro la "relazione" orizzontale e verticale: quella verticale con gli insegnanti, con la famiglia, con le istituzioni, con le regole della nuova società; quella orizzontale con i coetanei. Questi adolescenti - per i quali altri hanno scelto la via dell'emigrazione - si trovano a disagio per la lingua; si sentono "osservati speciali" per i rischi che presentano di non conformarsi al "nuovo" e quindi sospettati di non accettare lo status quo; sono "stranieri" e quindi non accolti pienamente nell'attuale società. Essi, a volte, hanno persino paura di farsi sentire parlare spagnolo. Senza un'identità accettata e giudicati come potenziali delinquenti... possono cedere al richiamo degli "scontenti locali" di turno.
Il disagio scolastico e la difficile situazione economica inoltre possono ingenerare il complesso della "vittima", che, sommato con quanto si diceva, mette a dura prova la crescita dell'adolescente bisognoso di stima e autostima.
Ci sono poi pregiudizi nelle autorità, negli insegnanti, nei datori di lavoro e nella società che li ospita. L'adolescente o giovane latino-americano cerca un'identità, un senso di appartenenza nel gruppo che vive lo stesso disagio e parla la stessa lingua. Possono allora passare dal gruppo alle "bande" Riproducono quegli atteggiamenti pericolosi del paese di provenienza: stessi nomi delle pandillas, stessi riti e persino - come è capitato in passato - la stessa violenta guerriglia tra le varie bande. Non si giustificano le violenze delle bande, ma neppure si deve scaricare su di esse tutto il malessere giovanile. Queste vanno punite, non coperte per un malinteso "buonismo" che le de-responsabilizza. Sarebbe un danneggiare sia i colpevoli di atti di violenza sia i giovani o i gruppi che si comportano in modo corretto, nativi o immigrati che siano. La legalità e il rispetto vanno difesi e va messa in atto una rete di prevenzione. Le forze dell'ordine reprimono, gli operatori sociali pubblici e privati dovrebbero prevenire ed educare... e cogliere il grido d'aiuto che lanciano agli adulti.
|
L'arrivo di emigranti sudamericani risale ai primi degli anni '90.
Caratterizza questo flusso di nuovi arrivati
la presenza femminile, in maggioranza peruviani,
poi massiccia e di gran lunga superiore diverrà
la presenza di ecuadoriani che s'insedieranno in prevalenza
a Sampierdarena e nelle zone del Ponente genovese.
La preminenza ancora oggi è femminile.
Nonostante un riequilibrio in atto per l'arrivo di minori e dei mariti,
il 65% degli ecuadoriani in Genova sono donne,
collaboratrici domestiche in gran parte.
Con l'arrivo dei figli adolescenti la "dolcezza"
pare venire dimenticata e subentra, nel sentire comune,
la paura delle bande descritte con toni drammatici ed allarmanti.
Ho conosciuto esponenti di bande. Ho parlato con loro. Emerge il mondo di cui abbiamo trattato sopra: una situazione che emargina e squalifica. Hanno gli stessi sogni dei giovani, lo stesso bisogno di dare un senso alla vita. Sono feriti dentro...e se la prendono col mondo degli adulti. |
"I ragazzi delle bande sono ragazzi che arrivano in Ìtalia molti anni dopo i loro genitori e si trovano ad affrontare ostacoli enormi: un'infanzia lontana dai genitori, il distacco improvviso dai nonni, o da chi li ha allevati, il ^ricongiungimento con i genitori quasi sconosciuti, l'inserimento in una società inizialmente incomprensibile, l'incontro con una scuola spesso priva di strumenti per la loro integrazione... come insegnanti di sostegno per l'apprendimento della lingua italiana. E' una generazione in antagonismo col mondo adulto - fatto di istituzioni e genitori che svolgono attività lavorative dequalificanti, costretti ad una vita dura come accade per le colf o agli addetti alla cura di anziani - ohe non sa fornire risposte adeguate" un diciottenne ecuadoriano |
Nel 2005 ricorreva il 130° anniversario della partenza da Genova dei primi missionari salesiani. Approdarono in Argentina, a Buenos Aires e col tempo sciamarono in tutto il continente sud americano.
Il 3° Forum dei Giovani vide nella felice ricorrenza - resa più preziosa dal fatto che il successore attuale di don Bosco è un salesiano del Messico e il nostro superiore regionale è un italo - argentino - la spinta a guardare Sampierdarena oggi e la massiccia presenza di latino americani, nella maggioranza ecuadoriani. Allargando lo sguardo sul mondo salesiano - oggi presente in 130 stati e in tutti i continenti- e guardando Genova con i suoi 60.000 immigrati, il Centro Culturale "II Tempietto" ha organizzato nel 2005 il Forum sul tema "Genova e i nuovi europei, mare che unisce, città che accoglie"
Indelebili restano nel cuore quelle giornate cui seguirono grosse novità nell'ambiente salesiano: nell'Oratorio, nella Parrocchia, negli spazi della Scuola Superiore che generosamente apriva le porte all'Università di Loja (Istruzione a distanza ) e alla Scuola superiore "Josè Maria Velaz"... e fiorirono a getto continuo iniziative culturali, formative, religiose e sportive.
Il Don Bosco "casa dei giovani"? Sì, di tutti i giovani. I giovani genovesi sono di casa e aprono le porte ai nuovi arrivati. Don Bosco ai primi salesiani giunti a Buenos Aires raccomandò di occuparsi degli emigrati, in particolare degli italiani di gran lunga più numerosi. Oggi, in Sampierdarena, opera tutto il movimento che da lui ha preso il via, la passione educativa per i giovani specie per i più bisognosi... tutti sono ben accolti!
Alberto Rinaldini
| [Torna alla pagina precedente] | [commenta] | [home page] |