Intervista a don Natalino Parodi

1 maggio 2007 Sampierdarena

Bentornato don Natalino..

Finalmente sei di nuovo in Italia: quali sono le tue impressioni a caldo dopo 4 anni di assenza dal nostro paese?

Mi pare che le cose qui siano molto cambiate. L'attenzione missionaria verso i paesi africani si è affievolita. C'è il senso dell'Africa, ma non so quanto ciò si traduca in impegno. La gente, la società in generale è sempre più piegata in se stessa, sulla sua situazione, così da avere una visione meno vasta della vita, di quello che la circonda.
Vedo tuttavia che ci sono dei laici sempre attivi, e colgo l'occasione di ringraziarli di cuore, ma ho l'impressione che i giovani tardino a prendere il testimone. Ho sentito con piacere delle belle esperienze della caritas diocesana di Genova in Kossovo: è un segnale di speranza.

A questo proposito cosa potrebbero fare i gruppi missionari?

Ci vorrebbero laici e salesiani che stiano dietro ai ragazzi: oggi i giovani sono troppo critici verso la Chiesa. Da quello che mi hanno raccontato, ad esempio, i giovani andati in Kossovo erano molto critici verso la chiesa, ma vedendo la missione si sono ricreduti. Se c'è questa possibilità di entrare dentro la chiesa da protagonisti le cose cambiano. C'è molta sensibilità verso il prossimo, ma sfiducia verso la chiesa.

don Natalino Parodi

Come fare a superare questa sfiducia che poi si rivela ingiustificata?

Con proposte concrete.
Più si alza la qualità della proposta più si guadagna in risposte positive. Questo senza mai rinunciare ad una proposta esplicita del nostro essere cristiani e salesiani.

Quali sono le principali attività dell'opera salesiana di Yaounde Mimboman?

La parrocchia ha goduto di una certa stabilità del salesiano incaricato e questo ha permesso di tenere una vita parrocchiale con laici formati. La catechesi è ben seguita.
Il centro giovanile ha qualche problema in più: non ha avuto continuità, ogni 1-2 anni cambiava l'SDB responsabile. Gli animatori perciò non sono mai stati seguiti in modo continuo e di questo se ne sentono gli effetti. Inoltre l'oratorio era visto come un centro di divertimento, e questo non ha avuto buoni effetti. Oggi l'indicazione che diamo è che la pastorale dell'oratorio sia parte integrante della parrocchia ed il consiglio pastorale se ne deve fare carico. Questo spirito di unità della pastorale che sta nascendo è una realtà da costruire.

In campo vocazionale avete delle responsabilità particolari?

Sì, come comunità abbiamo la fortuna di essere stati dall'ispettoria scelti come "comunità proposta-prenoviziato" per 7 giovani aspiranti salesiani di altri paesi.

Quanti ragazzi accogliete nei CFP (Centri di Formazione Professionale)?

In totale 200, e questo non ci permette di rientrare nelle spese, che le rette coprono solo in parte: per continuare i nostro lavoro dovremmo aumentare il numero di allievi e le borse di studio. Si cerca di dare un certificato riconosciuto a livello nazionale a chi finisce il corso di studi.
Ma il problema è quello di non sfornare disoccupati. Allora abbiamo creato un "COMITATO DI ASSISTENZA" dei diplomati che indirizzi e segua i ragazzi nelle officine, anche tramite una banca dati. Questo permetterà di contattare i ragazzi in modo tempestivo segnalandoli alle imprese, ma ancor più di seguire le tendenze del mercato: i mutamenti nella capitale sono molto veloci, nel giro di 2 anni cambia la richiesta di preparazione lavorativa, anche perché il mercato si satura velocemente.

Nuovi progetti in cantiere?

Sono molti: risistemare 'edificio scolastico innanzitutto. La manutenzione degli stabili è un grosso problema: del resto sappiamo bene tutti noi salesiani che quando un ambiente non è ben tenuto il ragazzo non apprende il gusto dell'ordine e del bello. Quindi è necessario fare una buona manutenzione.
Apriremo un corso per segretaria contabile.
Entro 5 anni contiamo di poter aprire, con la solidarietà dei benefattori, una sezione di elettromeccanica (sarebbe la prima della città) ed elettronica.

Come fate per il sostegno economico, dato che le rette non bastano?

Stiamo cercando di capire dove e come stiamo spendendo i soldi: rivediamo regolarmente il nostro bilancio. Un nostro amico ci aiuta a vedere di far bene i conti ed evitare gli sprechi.

Dopo 20 anni in missione ti senti ottimista sul futuro di quella parte del mondo?

Se non fossimo ottimisti non saremmo là.
Oltre alla fede, che è il fondamento di tutto, c'è un altro motivo di speranza: sta nascendo un senso nuovo di appartenenza: non ci sentiamo più legati alle ispettorie d'origine, quindi siamo più liberi di muoverci nei 6 stati dell'ATE.
Non sono cose da poco. Si sente la necessità di ritrovarci tra salesiani e scambiarci le idee. Il grosso freno sono le distanze e i costi dei viaggi, ma il desiderio c'è, il cammino anche.

Nelle foto che arrivano dai vostri paesi i bambini sorridono sempre. C'è sempre speranza tra la gente del posto?

Questo è un altro discorso: forse c'era più speranza 20 anni fa; nel 94 abbiamo avuto la svalutazione del franco CFA, poi c'è stato un periodo di ripresa.
Ora questa volontà di ripresa si ricerca all'estero perché gli sforzi di migliorare il proprio paese sono vani: non ci sono strutture, si è vittima di soprusi e corruzione.
La strada più facile, facile per modo di dire, è andare all'estero.
Rimane però forte l'attaccamento al proprio paese d'origine: chi emigra investe in patria e aiuta la famiglia. Il guaio è che molti cervelli hanno abbandonato il paese, molte forze vive se ne sono andate. Sia il Camerun che il Gabon e l'RCA si stanno impoverendo delle migliori risorse umane: il proprio futuro lo si cerca all'estero.

Roberto Formenti

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