UN OSSERVATORIO PRIVILEGIATO

CARISSIMI

il "Don Bosco" è una bella realtà, complessa al punto che a volte mi appare un po' come le scatole cinesi. La Parrocchia, punta avanzata nel territorio in mezzo alla gente, è la'fontana del villaggio', luogo di ristoro dell'anima. In questo ha un suo compito rilevante perché vuol essere porta aperta ad accogliere chi va in cerca di una parola, di un'assoluzione, di un conforto di vita, ma soprattutto di Gesù che sempre è disponibile e non ci fa fare anticamera. Sapete quanto siete fortunati ad avere 'sempre' un sacerdote che in chiesa offre il cuore misericordioso di Gesù?

don Piero

I LONTANI

Se la Parrocchia è questa bella realtà della chiesa aperta, lo è anche - ma con maggior difficoltà - in mezzo alla gente. Ricordate il 'sogno' di cui parlavo la volta scorsa, e cioè che la chiesa è luogo dell'incontro degli uomini e di Dio, la casa dei battezzati, la casa della speranza che non delude? Io coltivo questo sogno che vorrei condividere con voi.

Ho però l'impressione che ci siano molti 'lontani': indifferenti, delusi, scettici, vecchi comunisti ideologizzati non più per la giustizia, ma contro la chiesa, oppure nostalgici di un passato che non ritorna.
Mi intristiscono perché hanno innalzato un muro verso l'unica 'parola' che può entrare nel cuore dell'uomo e della donna e rasserenarlo: Dio è la salvezza dell'uomo e l'Amore suo è fedele, forte come la morte, dolce come una carezza, e, di più, è unico riferimento sempre accogliente nei liberi e a volte spericolati cammini umani. Ma forse non è di Dio che abbiamo paura, forse è proprio la chiesa che ci blocca, quasi fosse un ostacolo presentandosi in tutta la sua umanità: dico a tutti che il prete è una 'povera' persona come tutti, anche se dotato di una consacrazione sacerdotale, ed è solo questa che lo rende 'grande' agli occhi di Dio e della comunità. Non abbiate paura.

GLI STRANIERI

Ma la Parrocchia è anche luogo di integrazione, dove nell'unico segno del Pane spezzato ognuno dalla sua diversità può trovare il suo 'boccone'.
Stiamo tentando attraverso la Messa della domenica a mezzogiorno di far incontrare la comunità latinoamericana per una sua riflessione a partire dalle tradizioni religiose in cui è variamente cresciuta (che qui rischiano di polverizzarsi) e per ritrovarsi in una sua chiara identità che faciliti l'incontro con le persone che l'hanno accolta. Non giova a nessuno lo scontro, una guerriglia fra poveri, e vorrei che i cristiani fossero un po'meno permalosi e perbenisti, vorrei che nessuno giocasse 'contro', vorrei che capissimo che la morte ci stende tutti e che la vita è l'unica occasione propizia che è data a ciascuno, dono mai abbastanza considerato nella sua gratuità. Alla parrocchia, in questa ricerca necessaria e sofferta dell'integrazione, spetta quel discorso a monte che è di spiritualità: ecuadoriani, cinesi e genovesi siamo tutti 'a immagine e somigliànzà di Dio'.

NOI,

inteso come comunità da tempo stanziata che in parrocchia è di casa. Vorrei che nessuno fosse padrone di un pezzo di essa, non lo sono nemmeno io parroco, ma che tutti fossimo inquilini che non accampano diritti, ma al contrario per quel 'boccone' che è il Signore Gesù spezzato e donato, facessimo a gara nel testimoniare la gioia dell'appartenenza alla schiera dei salvati, la fierezza del battesimo. Non c'entrano campanilismi, l'uno meglio dell'altro, e la chiesa non è una cooperativa di piccoli proprietari impegnati a difendere l'orticello.
Noi cristiani, che alla domenica poniamo il giusto punto di incontro nell'eucarestia che ci affratella, siamo esempio del vivere nella gioia che proviene dalla certezza del Signore risorto e della gratuità di un dono che, ricevuto, è naturale farne partecipi tutti.
La gioia che la fede ci da' non è rassegnazione di fronte al male, ma è abilitazione a credere che il bene c'è anche nel dolore, e la vittoria sulla morte che Gesù visibilizza ne è la prova. Ciò che ci identifica nel nostro essere cristiani è la serenità con cui ci rapportiamo con Dio e tra noi: da questo vi riconosceranno come miei discepoli.

Carissimi,
don Bosco diceva che cite>"in paradiso non si va in carrozza" ma tutti insieme facciamo in modo che la Parrocchia sia almeno un "tranvai" su cui tutti possono salire.
Arrivederci!

don Piero

[Torna alla pagina precedente] [commenta] [home page]