Un'estate calda anche per l'emergenza educativa esplosa con forza nella stampa. L'anno scolastico 2006-2007 si è chiuso con avvisaglie pericolose: abbiamo letto sui giornali di famiglie scendere in campo contro insegnanti. Un segno forte di un evidente disagio che attraversa le due principali agenzie educative. È a rischio la collaborazione educativa che faceva della scuola il supporto indispensabile alla famiglia cui appartiene il diritto - dovere primario di educare i figli. La stampa in modo sbrigativo stigmatizzava la "rottura" del patto educativo: se al docente interessa che lo studente raggiunga le competenze richieste dal ramo di studio scelto, alla famiglia interessa la promozione. Una generalizzazione che nasce da qualche caso particolare.
Questa collaborazione se da una parte è voluta dalla famiglia che intende anche partecipare al progetto formativo scolastico, dall'altra il ruolo della scuola si trova di fronte ad agenzie concorrenti che ne riducono l'influsso educativo. Penso alla televisione, spesso davvero "cattiva maestra". Entra in casa senza bussare e ai giovani resta la libertà di cambiare canale. Penso agli ambienti di socializzazione propri della gioventù che si convertono in una specie di "università della vita" in cui si elaborano modelli di esistenza e di comportamenti. Da qui l'impegno per la scuola a ricuperare il ruolo di "riserva di valori".
Comunque il compito dell'insegnante o è vocazione educativa o mestiere che fornisce conoscenze, certo meno bene di un computer personalizzato privo di relazione educativa. Se c'è vocazione educativa il suo ruolo diviene un prezioso baluardo per le nuove generazioni. Porrà l'alunno al centro delle sue preoccupazioni, si aggiornerà sulle nuove istanze del mondo giovanile, farà della sua professionalità un'alta testimonianza del sapere, del fare e dell'essere.
C'è tanta nostalgia di "famiglia" e di "scuola che educa", anche se l'aria culturale parla di sfaldamento della prima e di crisi della seconda.
La causa detl'"emergenza educativa"? È l'indebolirsi della "vocazione educativa" che dovrebbe essere la caratteristica fondamentale delle due primarie agenzie educative. Quando vengono meno i valori, come educare, come testimoniare ciò che non si è e non si ha? La famiglia, quando c'è, troppo spesso crede di aver assolto il suo compito colmando i figli di oggetti di consumo e di gratificazioni effimere, pensando così di appagare il loro desiderio di felicità; la scuola tende a fornire conoscenze, a trasmettere determinate abilità, o capacità di fare.
Il futuro della società si prepara con "la scuola-vita" della famiglia e con la scuola che "insegna ed educa".
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