II tema che propongo quest'anno per la parrocchia è LA CHIESA.
Alcuni hanno letto la riflessione che ho fatto girare
QUANTO CONTA IL POPOLO DI DIO? suscitando reazioni disparate,
dalla condivisione (finalmente qualcuno dice le cose che pensiamo!)
al turbamento e alla perplessità perché 'alla chiesa si obbedisce e stop'.
Vediamo con calma...
La parrocchia è la chiesa localizzata in un territorio dove realizza il suo essere comunione nella preghiera insieme, nell'ascolto della Parola, nella condivisione del Corpo di Cristo che si fa alimento e nell'attenzione ai poveri per una loro vita dignitosa (Atti 2). La parrocchia è il luogo in cui troviamo gli strumenti necessari per un cammino che porta al Regno: una chiesa in cui pregare, i preti (terapeuti che operano con la grazia di Gesù Cristo) e una comunità.
La parrocchia, in piccolo, riflette la chiesa che Gesù ha voluto come strada privilegiata perché attraversasse la fiumana degli uomini e delle donne come segno di un cammino sicuro dentro quel cammino provvisorio che è la vita: perciò ha affidato a Pietro e agli apostoli - uomini inseriti nel mondo - il compito di fare da guide e Lui si è impegnato a non far mancare la sua assistenza.
La chiesa è allora luogo sicuro della presenza di Dio che accoglie e salva alla grande, ma è anche luogo degli uomini che operano a nome suo e tentano di non fare danni. (Se penso a Pietro che all'indomani del "Tu sei Pietro e su di te fonderò la mia chiesa" Gesù lo deve apostrofare con un 'vade retro, satana!', non mi meraviglio degli scartamenti ed errori umani, anche in santa buona fede).
Allora il tema proposto è sicuramente interessante e impegnativo, non è certo occasione per liberare sfoghi repressi, ma una ricerca appassionata sul nostro essere chiesa. Di qui e con questo spirito la proposta di riflessione a cui accenno e su cui nei prossimi numeri dell'Eco vorrei intrattenermi portando anche i risultati della ricerca fatta insieme.
perché al di là delle persone che vi sono preposte e la gestiscono essa mi da Gesù Cristo che salva. Solo così ha senso appartenervi, vincendo la diffidenza sulla sua lontananza (Roma), sull'apparato, sulla potenza economica. Sappiamo che la chiesa si è adattata per stare dentro al mondo, ma dal mondo è ricattata: 2000 anni di storia, e anche di storie da dimenticare, mentre ne evidenziano le contraddizioni pure ne risaltano una bellezza invidiabile, una santità che non ha uguali e un suo essere dono visibile e nascosto verso i poveri materiali e di spirito, i 'suoi' difetti e peccati sono i nostri difetti e peccati. C'è una clemenza da adottare, perché saremo misurati con la misura con cui misuriamo.
perché coscienza e ragione sono doni di cui Dio ci ha dotati. Il valore dell'obbedienza chiede che prima ancora che con gli altri noi siamo capaci con noi stessi di 'rendere ragione della nostra speranza'. Se andiamo a spulciare nelle nostre convinzioni, nella fragilità delle nostre scelte, nell'imbarazzo di fronte a quesiti che ci sono posti, nelle incongruenze tra valore e azione, ci rendiamo conto che la fede esige una maturità e un'onestà personale su cui forse spunta qualche défaillance.
pronti noi preti a rimettere in discussione il concetto di autorità e quindi a entrare in una logica, quella evangelica, di servizio che mira alla crescita del Regno di Dio. Pronti i laici a una disponibilità di partecipazione, a mettersi in gioco con le loro qualità, a uscire dall'ombra di una passività per essere portatori sereni dei doni che il buon Dio ha distribuito. Pronti insieme a gareggiare nella stima e nella fiducia reciproca, a essere contenti dei doni che ciascuno ha e a riconoscerli: la comunità si costruisce solo così, dal basso.
Carissimi, ognuno con la sua esperienza arricchisce l'altro: proviamo a essere una chiesa ricca di questo spirito e preghiamo perché lo Spirito illumini il nostro cammino.
don Piero torna in alto
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