Frammenti di un viaggio tra giovani del Camerun

FALSI MITI, ASPIRAZIONI E BISOGNI

Sono da pochi giorni tornata dal mio secondo viaggio in Camerun. Per conoscere occorre come sempre osservare, ascoltare, sentire, tenendo conto del fatto che inevitabilmente utilizziamo i filtri della nostra esperienza e dei nostri presupposti culturali, in un contesto che parla un "linguaggio differente" non solo dal punto di vista linguistico ma soprattutto culturale.

Attraverso la scuola di Mondialità avevamo avuto la possibilità di far crescere questa consapevolezza, ma quando ti ritrovi a guardarti negli occhi e a raccontarti o ad ascoltare "l'altro che si racconta" l'intensità delle sensazioni e delle emozioni rischiano di prendere il sopravvento e di far perdere di vista i criteri di lettura e di comportamento a partire dai quali provare a cogliere qualche piccolo frammento della storia di chi ti sta di fronte...

Per don Bosco "l'educazione è cosa di cuore" II cuore, in senso biblico, comprende la sensibilità, l'intelligenza e la volontà.

Proverò a raccontare alcuni frammenti del mio "diario di viaggio" con il desiderio di "gettare un sassolino nello stagno" e offrire qualche spunto di riflessione. Il viaggio mi ha portato ad Ebolowa, una cittadina nel sud del Camerun, situata nel cuore della foresta. Ho trascorso molto tempo a parlare con i giovani, soprattutto all'Oratorio. I giovani amano molto parlare, ti raccontano la loro storia, parlano dei loro sogni, dei loro progetti. Da questi dialoghi emergeva e si delineava l'immagine che hanno dei "bianchi" e della "società occidentale". I mass media stanno "colonizzando" la cultura africana con il modello di società consumistica, presentata attraverso i miti della pubblicità... noi siamo i "fortunati" appartenenti a questo "Paradiso" Qualcuno ti dice che vorrebbe venire in Italia, altri dicono che non partirebbero mai perché preferiscono essere poveri, ma restare con la loro famiglia, ma ti chiedono i soldi per andare a scuola, e per altre cose, visto che in Camerun la scuola statale si paga, come la sanità e tutto il resto... e i "bianchi sono ricchi"

In Camerun i genitori sembrano aver acquisito la consapevolezza dell'importanza di far studiare i figli, soprattutto i figli maschi. Molti ragazzi fanno grandi sacrifici per andare a scuola, si alzano alle 5 di mattina, fanno chilometri a piedi dal villaggio alla scuola per ritornare alle 18 avendo ancora i compiti da svolgere. La maggior parte dei giovani studia, ottiene anche la laurea, ma non ha prospettive di occupazione. Questa situazione sociale interna impedisce ai giovani di far fruttare i loro talenti e le loro aspirazioni di realizzazione rischiano di cercare una via di fuga nel mito del "viaggio in Occidente" Anche la corruzione dilagante alimenta un' immagine negativa della propria realtà sociale, il senso di impotenza genera una "percezione vittimistica" di sé. In questa prospettiva i salesiani stanno da anni-, attuando un importante progetto educativo, per "chiamare gli operai a cui nessuno da lavoro',' come dice il Rettor Maggiore. ..

Nell'incontro-con Pere Joseph, attuale direttore della Comunità e del centro del legno (Centro professionale) sono emerse chiare le linee di questo progetto che da una parte ha l'obiettivo di aiutare i giovani a dare un senso alla propria vita facendo esperienza dei valori legati alla evangelizzazione e dall'altra quella di fornire degli strumenti e possibilità concrete per realizzare un progetto personale di lavoro e di vita, all'interno di una corresponsabilità, a partire da un'immagine di sé positiva e aperta alla speranza, pur coscienti e sostenuti nelle difficoltà. Con forza e chiarezza Pere Joseph ha parlato della povertà dei giovani "come povertà di stimoli e di dignità" del rischio del ripiegamento su stessi rifugiandosi in un atteggiamento che delega agli altri la soluzione dei loro problemi.

Lucia Laura Corsiglia    torna in alto

IMPRESSIONI CIADIANE

Mi sento osservato e lo sono veramente: come dal nulla questa mattina è apparso un bambino, 3 anni, che ha preso a seguirmi ogni volta che passo per il cortile e ora mi guarda dalla porta-finestra attraverso la fitta rete metallica che serve da zanzariera. Ce ne sono tanti di bambini, sono ovunque, di tutte le età generalmente in piccoli gruppi e quasi tutti vestiti di stracci. Quasi tutti, ma non tutti: tra quelli che frequentano i "cour d'etè" più d'uno indossa abiti puliti e della giusta taglia. Voglio credere che sia il segno di un cambiamento già in atto, un cambiamento importante che dice più attenzione alla fase evolutiva, che fa sperare in un inizio di un processo virtuoso di cura dei più piccoli. Anche il fatto che le classi dei corsi estivi siano tutte al completo è un bellissimo segno: non dimentichiamo che per l'iscrizione alle 8 settimane di corsi sono necessari i 500 franchi cefa e 500 cefa possono sfamare un adulto per 3 giorni. L'esperienza dell'insegnamento in questi "cours d'eté" per quanto per me limitata ad una sola ora al giorno, è stata davvero molto simpatica ed istruttiva.

Gli studenti sono molto rispettosi, seguono con singolare attenzione e fanno molto domande, forse non tutte pertinenti con la materia l'insegnamento (che per me e Monica era l'Inglese):

Non bisogna scoraggiarsi, ma continuare a fare qualcosa e l'istruzione ci appare più che mai fondamentale.

Pare siano ancore molto diffuse ancestrali credenze di streghe e maghi: qualche mese fa un bambino è scomparso nell'attraversamento del fiume. Morto annegato, starete pensando e invece no, è stato rapito dagli "uomini del fiume": hanno le loro case sotto l'acqua e catturano i bambini. Come fare per liberarli? Semplice, basta andare da una "sorciere" del villaggio e con uno specifico rituale il bambino verrà liberato e tornerà nel nostro mondo, ma... sotto forma di pesce.
Desolante la situazione igienica dei quartieri: forse la città ha superato il milione di persone, ma l'acqua potabile è per pochissimi e non ci sono fogne: quando piove intere strade si allagano e rimangono allagate per giorni o mesi. Vi assicuro che la vista di tutta questa sporcizia di natura indecifrabile, della pozze d'acqua putrida dove sguazzano maiali, galline, capre e anatre è nauseante, senza dimenticare che l'odore ti toglie il respiro.
Nasce la domanda: come fanno a vivere in queste condizioni? Non so dirvelo.

Don Roberto    torna in alto

BANGUI - REPUBBLICA CENTR'AFRICA

Dall'Africa non si può fuggire. Rimane dentro come uno stendardo al vento che non smette di sbattere. Questa estate ha avuto un peso positivo la vita quotidiana in comunità. Una comunità composta da quattro salesiani (père Nando, frère Jean Pierre un coadiutore francese, Desirée un diacono camerunense e Kevin un chierico congolese) che ci hanno fatto respirare l'aria salubre della familiarità salesiana. Vivere in comunità mi ha fortemente arricchito. Ho vissuto la semplicità del vivere quotidiano fatto di preghiera e di lavoro. Le risate si alternavano ai momenti di preghiera e alle semplici parole sul tempo, il lavoro, la vita in Centr'Africa, la formazione degli animatori.

Questi quattro baldi sono attorniati da una marea di gente in continuo movimento. C'è chi bussa alla porta per un consiglio, per una preghiera, per un'idea geniale; c'è chi lavora come carpentiere e in quattro e quattr'otto tira su una casa, imbianca un ufficio, risistema le travi di un tetto, irriga i campi. Ci sono i ragazzi del centre de jeunes Don Bosco di Damala che si rincorrono tra l'erba alta del cortile e, tra una partita di basket e un calcio al pallone, hanno il tempo di sorridere e stringere le mani, guardarsi negli occhi per chiedersi "Come va?"

Ho ritrovato in oratorio i volti familiari e sorridenti che ho salutato lo scorso anno. Sono tutti cresciuti i bambini del quartiere di Damala. Qualche giovane è diventato padre, qualcun altro è rimasto orfano o vedovo...

Giuliano    torna in alto

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