Il "don Bosco" di Sampierdarena da 135 anni vive nel tessuto sociale, ecclesiale, educativo della città. E' parte della città, vive e soffre i problemi della società sampierdarenese in perenne trasformazione. In dieci anni Genova ovest ha cambiato volto. Lo si vede per le strade di giorno, lo percepisci nei bus ove si accavallano varie lingue, nel rispettoso, ma non sempre, silenzio dei genovesi. Di notte però si ha paura ad uscire di casa, specie in certe zone di via Rolando e nella zona del Campasso. Abbiamo problemi di accoglienza, ma l'accoglienza chiede a sua volta accoglienza che si fa rispetto delle tradizioni del paese ospitante.
L'integrazione è un cammino lungo da parte degli uni, i locali, come degli altri, gli emigrati. Molto strada è stata fatta, è vero, ma il vento dell'insicurezza, dell'illegalità, dell'ingiustizia, dello sfruttamento, dello scontento, mette a rischio il dialogo, il reciproco rispetto e la solidarietà.
II don Bosco, proprio perché "casa dei ragazzi", sente questo disagio: nei cortili dell'Oratorio, nella scuola, nella Parrocchia, nel cuore di chi è coinvolto nella passione educativa di don Bosco. Il gioco fa incontrare, la cultura apre l'intelligenza a creare buone relazioni tra le persone. Il cammino percorso dal 2005 è certamente encomiabile, ma "quel vento" di disagio, fortemente manifestato in questi ultimi mesi, chiede una diversa risposta.
Lo si può meglio affrontare mettendo insieme le forze educative della Comunità in appoggio e lo stimolo alle competenti autorità locali. Occorre fare rete tra le diverse agenzie educative, scolastiche, culturali, ricreative: dagli Oratori ai Centri Culturali, dalle comunità religiose ai centri sportivi. Ognuno con la propria specificità a servizio del bene" della intera Comunità. II don Bosco, in sinergia con le altre agenzie educative, sportive, culturali operanti in Sampierdarena, intende offrire il proprio carisma e accogliere t'apporto degli altri soggetti interessati al mondo giovanile e alla vivibilità: della nostra municipalità. Collaborare, senza supplire competenze "altre" nell'armonia tra volontariato e impegno dei vari poteri dell'Amministrazione locale. E ciò chiede trasparenza, dialogo, sussidiarietà, impegno educativo che vede al centro la persona. Nessuno può fare tutto, ma tutti qualcosa in una sinergia aperta a tutti, compresi gli emigrati. Nella diversità nostrana, la pluralità culturale da ostacolo può diventare opportunità. Nel proseguire la sua opera educativa il don Bosco sente che è il momento di tessere insieme a tutte le forze vive della municipalità la tela dell'umano convivere e chiede alle autorità responsabili di mettere in atto tutti i mezzi a loro disposizione in particolare per tutela della sicurezza.
La Comunità Salesiana del Don Bosco
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