Sommario

Come uscire dalla "notte valoriale".

È indubbio che ci troviamo in mezzo al guado senza le sicurezze del passato e con le incertezze del futuro. Chi nella scuola e per la scuola ha giocato la sua vita con entusiasmo e passione sente l'eco di una sofferenza crescente. Quelle aule sono tristi, sembra non accolgano più con gioia ed empatia le nuove generazioni cui affidare le sorti del futuro. Addirittura quel futuro sembra ora sfumare e la delusione coinvolge anche gli insegnati.

Le due agenzie educative più qualificate - la famiglia e la scuola - sono in preda allo scoraggiamento e pressoché disposte alla rassegnazione.

Non sfuggirà a nessuno che anche molti docenti - crollate le ideologie - sono nella notte valoriale: non sanno cosa indicare ai giovani di oggi, perché essi stessi sono nella notte senza stelle. Il mondo dei giovani - scrive il 9 marzo 2008 il successore di don Bosco a commento della Lettera del papa sull'educazione alla chiesa di Roma dello scorso gennaio - presenta due versi: uno positivo e uno negativo. Il positivo apre alla speranza, quello negativo se rattrista invita ad un ulteriore impegno educativo.

    Nell'ottica negativa i giovani - a livello mondiale - convivono con ombre spaventose:
  1. la situazione di povertà, generata da un sistema neoliberale, obbliga molti giovani alla sopravvivenza:
  2. la cultura della violenza - in crescita - è vissuta come reazione al disagio; si notano i fenomeni della droga dell'alcol, del terrorismo, delle guerre, i ragazzi soldato, i genocidi (ragazze dai 15 ai 19 anni in un anno praticano 5 milioni di aborti);
  3. costituisce una minaccia quella cultura che promuove un amore possessivo, che cerca la soddisfazione immediata del piacere;
  4. vittime privilegiate della "peste del secolo" (il 50% degli infettatti sono tra i giovani). Attualmente sono 15 milioni i ragazzi minorenni orfani a causa dell'aids.
Che fare? Al di là dello sconcerto delle cifre drammatiche di un mondo giovanile derubato della vita, l'educatore privilegia l'aspetto positivo. All'apparente via senza uscita egli da una risposta.

II nostro tempo, è vero, sembra aver smarrito il patrimonio valoriale: scomparsi - anche nel comune parlare - i valori fondanti, la coscienza rimane disorientata in una società che Baumann ha definito "liquida"... e liquidi sono pure i sentieri percorsi del dominante soggettivismo che permea ogni plaga dell'esistenza umana: culturale, sociale, politica, etica e persino religiosa. Qualcuno parla di "notte valoriale" che inquieta singoli e istituzioni. Sì, ma senza generalizzare. Su sicuri fondamenti cammina ancora tanta gente, anche se minoranza. Si può uscire da questa"notte"? Sì, imboccando la via dell'educazione.

L'accento sul positivo dei giovani diviene volontà di ricostruire il tessuto lacerato della vita sociale. Si fa richiesta di formare gli educatori, ma soprattutto motivarli contro il vento gelido dello scetticismo. Non incolpiamo le nuove generazioni, cerchiamo risposte alle loro richieste, a volte confuse, di aiuto. Essi cercano il senso del vivere che può essere loro indicato solo da un educatore credibile, che vive quanto dice. I valori non serve dimostrarli, basta mostrarli: "Si educa attraverso ciò che si dice, di più attraverso ciò che si fa, di più ancora attraverso ciò che si è". Ignazio d'Antiochia

Alberto Rinaldini

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