I sogni di Don Bosco si realizzano anche a Torriglia e diventavano pagine di amore per i ragazzi, avventure che oggi sanno di sfide superate, sanno di famiglia, di giochi della Provvidenza.
I ragazzini che oggi si rincorrono sugli sconfinati prati di Torriglia sono troppo giovani, hanno diritto di non sapere, ma per chi ha memoria di questi TRENT'ANNI D'AMORE, non può che restare stupito, quasi inebriato, nel ripercorrere storie, volti, immagini, traguardi.
Tutto scaturì dal desiderio di trovare un posto per i nostri ragazzi dell'Oratorio maschile e femminile. Tre persone in particolare si mossero alla ricerca di un "nido per l'estate": Don Riccardo De Grandis, Suor Vanda Bonassi e don Gianni D'Alessandro. La provvidenza ci fece incontrare le persone giuste: il dottor Tito Schiaffino, presidente della Fondazione C. A. Piaggio "Opera Pia Umberto 1° Albergo dei fanciulli e colonie alpine genovesi" ( per brevità si dirà "Fondazione Piaggio") e il suo Consiglio, che riconobbero come gli scopi statutari della Fondazione ("accogliere bambini e ragazzi bisognosi"), si incontravano perfettamente con le scelte Salesiane e deliberarono di assegnare alla Parrocchia S. G Bosco e S. Gaetano in comodato la gestione della casa, "per un anno", rinnovabile.
E gli anni di rinnovo sono diventati 30. Quelli che per la prima volta sgambettarono sui verdi prati, oggi sono uomini e donne sposati, con figli. Non è raro rivederli a Torriglia con i nuovi figli, sugli stessi prati. QUANTI bambini e ragazzi hanno vissuto la gioia di un'esperienza nella casa diTorriglia? Un elenco impossibile da imprigionare in cifre!
Garantiti i turni di "colonia" per i più disagiati, Torriglia è stato punto di riferimento per Gruppi e Campi Scuola di ogni tipo, sempre caratterizzati dallo spirito di Don Bosco: tante Parrocchie, Associazioni, Gruppi: tutti alla ricerca di spazi preziosi, nell'aria pulita della "Svizzera di Genova"', in una impagabile cornice di monti. Non solo dalla Parrocchia e l'Oratorio di Sampierdarena, ma dalla Liguria e dalla Toscana si veniva quassù come si bussa alla porta di casa. Perché Torriglia è sempre stata "una casa che accoglie": da Varazze, Savona, Pisa, Livorno, Firenze, La Spezia, Genova, Vallecrosia, Imperia...
Onestamente dobbiamo dire che è difficile trovarsi a disposizione una grande casa perfettamente arredata - oggi del tutto "a norma" e con ascensore - un salone, luogo di creatività e di sfogo con qualsiasi condizione di tempo; una cappella ampia e duttile, punto d'incontro con il Dio della gioia, tra Maria e don Bosco; 22 ettari di prati e bosco, che mai sono stati utilizzati al 100%; una cucina, che ha vinto tutti gli oscar possibili di gusto e simpatia; una schiera ininterrotta di volontari, testimoni dello spirito di famiglia.
La bellezza della casa e della natura, le grandi gite all'Antola, a Barbagelata, al Lavagnola, le serate nel salone o in paese non devono far pensare a Torriglia come il luogo dell'evasione estiva, la vacanza a poco prezzo: la finalità educativa è stata sempre punto di partenza e meta conquistata per i tanti gruppi di giovani.
Pochi ricorderanno il CEMEA, ma ancora oggi può costituire un riferimento per chi porta dei giovani a Torriglia. Nei primi anni quelli che - con parola esaltante - si chiamano "educatori', ' nonostante che venissero da un Oratorio attento a creare persone responsabili, si recavano a Corsi regionali per Animatori, il Cemea, che rilasciava anche un attestato- riconoscimento del percorso fatto. Lo vogliamo ricordare perché nell'impegno educativo ed evangelizzatore sta il segreto delle esperienze diTorriglia. Non ci si improvvisa educatori. Ancora oggi chi si prende la responsabilità si attrezza come le guide in alta montagna: i ragazzi sono la nostra migliore risorsa. Hanno diritto ad avere educatori bravi, preparati, capaci di sacrificio e di tanta allegria, alla Don Bosco.
Fa parte del cuore il ricordare e dire grazie a tanti che hanno fatto la storia diTorriglia e che oggi non sono qui a far festa per questi 30 anni. Alcuni sono giganti, ma tutti sono stati grandi, ognuno con il suo dono.
• Suor Vanda, "la direttrice" la ricordiamo per prima, perché è la fondatrice e perché proprio il 30 aprile di quest'anno è tornata in cielo. "Suor Vanda lavora come tre uomini che lavorano" sentenziava don Riccardo quando agli inizi (1977-78) si trattò di rinverdire la casa e prepararla ad accogliere i due turni di colonia, di tre settimane ciascuno: pareti rinfrescate, letti spostati da una parte all'altra, ricerca di volontari che venissero su da Genova per dare tempo e competenza nel sistemare ogni cosa. Suor Vanda creava contatti, dirigeva persone, si muoveva per gli acquisti...! A lei un grande grazie: Dio ti inondi di gioia!
• Don Riccardo ha tracciato i solchi giusti. Se l'è conquistata con un carteggio prezioso e pignolo, in consonanza con il dottor Schiaffino, presidente della Fondazione. Torriglia ha respirato il suo animo di sacerdote, di Salesiano vero, di amante della natura, concreto come la sua anima di contadino, innamorava i ragazzi alla natura e a Dio.
• Dottor Enea Cardini amico vero, un padre e un nonno! Fu per i ragazzi e le attività di Torriglia un amore a prima vista. Quanti viaggi e quanti felici incontri con i piccoli e rumorosi ospiti di quella casa! Arrivava con la signora Jole e subito il suo occhio competente si interessava dei problemi (quanti!) della struttura, per i quali pilotava le soluzioni, movendo le persone giuste e senza indugi. Buon commensale dei Salesiani, dei responsabili educatori e dei piccoli, amava fermarsi a pranzo con loro, sopportandone le grida gioiose. Un signore d'altri tempi! Gli dobbiamo gratitudine sincera.
• II signor Piero Ghilardi, il continuatore. Piero, coadiuvato dalla inossidabile Franca, traghettò in modo indolore l'opera di Torriglia nel momento delicato, in cui suor Vanda si ritirò: la casa prese nuovo slancio, favorito da tanti collaboratori - che non sono mai mancati - e da nuove iniziative che la fantasia, il cuore, l'amore per i giovani facevano nascere. La precisione e l'intraprendenza di Piero sono state una sicurezza, una garanzia. Sua gioia era veder correre i ragazzi in un ambiente sicuro e sereno. E quando la vista iniziò a calare, Piero non si arrese: continuò a dirigere la barca, fino al porto! Grazie, Piero!
• Altri amici cari: hanno grato ricordo nel nostro cuore: dottor Tito Schiaffino; Arturo Malfettani; Don Raddi Fortunato; Don Morello Arturo; Don Giorgio Ribechini; Don Giovanni Gregoriani; Mario Percivale; Franca Cairati;Tino Pio; Franco Bitti; Maria Casalinga;
A Dio, alla Madonna, a Don Bosco. A chi ha educato, servito, amato i ragazzi. A tutti gli Educatori, Animatori, Salesiani e FMA- Alla Fondazione C. A. Piaggio A tutti I VOLONTARI, passati, presenti, futuri - A tutti i bambini e ragazzi di Torriglia!
Don Gianni D'Alessandro
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