Sommario

Un sano realismo rende felici e porta felicità

Sono rimasto colpito dell'incisività di una riflessione di G. Ravasi, il noto biblista, ora vescovo.

"Vedendo un fuscello di paglia galleggiare su una pozza di urina di asino, la zanzara alzò la testa e disse a se stessa: "E tanto tempo che sogno l'oceano e un vascello. Eccoli!". Quella pozza le sembrava profonda e senza limiti perché il suo universo ha la dimensione dei suoi occhi: simili occhi non vedono che simili oceani.
Improvvisamente il vento spostò leggermente quel fuscello. La zanzara esclamò: "Che grande comandante sono!".

Ho qui riassunto una delle parabole di quel grande poeta e maestro della tradizione mistica musulmana che è Gialal ad-Din Rumi. La lezione è semplice e merita di essere declinata sempre, in tutti i contesti e per tutte le persone. Ognuno di noi ha, infatti, dentro di sé almeno una traccia della sindrome della zanzara. Siamo sempre tentati di misurare gli altri e il mondo sulla base della dimensione dei nostri occhi. Facciamo, così, crescere a dismisura una difficoltà o un successo e banalizziamo realtà complesse e ardue".

Senza che ce ne accorgiamo spesso agiamo come se noi fossimo la Verità: compatiamo il vicino e ci sfuggono i suoi aspetti positivi. L'angolo di visuale è ristretto al piccolo cono di luce. In politica la sindrome della zanzara è davvero preoccupante: è vero quello che pensa il mio gruppo o la mia corrente, negli altri non c'è nulla di buono o se qualcosa di positivo s'intravvede, per amor di partito va negato o ridotto a ciò che non disturba il mio angolo di zanzara.

Nella scuola, nella famiglia, nella società... quante zanzare dai piccoli occhi! Studenti che credono aver raggiunto il massimo quando riportano le parole dell'insegnante... pifferi che ripetono senza vedere; insegnanti che "riducono" il sapere, in buona fede, perché dicono quanto essi studiarono trenta anni fa. Nella famiglia il complesso della zanzara fa perdere la gioia e la serenità: mette in crisi il rapporto di coppia e toglie la felicità ai figli. Sì perché l'occhio soffre la miopia del "tutti fanno così" e perde la profondità dell'amore ridotto a ballare come una zanzara da un'onda all'altra e non cheta. Nella società rischiamo di essere tante zanzare che non vedono oltre il fuscello di paglia. Solo il mio piccolo mondo conta e ci sfugge il grande mondo con tutte le sue angosce e paure, con la sofferenza che la nostra grettezza procura.

Piccoli spiragli di luce che accecano e rattristano noi le zanzare che stanno bene impoverendo gli altri.

È in altre parole l'egoismo che ingigantisce o rimpicciolisce il tutto, perché non si relaziona in modo positivo con gli altri. Victor Hugo definiva il superbo un "titano nano".

In questa luce diventa, allora, indispensabile il realismo che cerca di snebbiarsi il cervello. O, meglio ancora, l'umiltà che ci rende consapevoli del nostro limite e della nostra fragilità... e i nostri piccoli occhi potrebbero diventare potenti fari... vedremmo un universo in cui tutto è diverso. E verrebbe spontaneo anche il grazie per le cose buone e belle degli altri.

Alberto Rinaldini

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