Il 25 aprile scorso, don Alberto mi disse: "Quest'estate vorrei che tu, insieme ad altri Salesiani, andassi a l'Aquila" Una richiesta che corrispondeva a quello che io ho sentito come un privilegio e un grande dono del Signore. Concretamente l'attività dei Salesiani a LAquila dopo il terremoto è iniziata il 6 maggio, festa di san Domenico Savio, quando don Flaviano D'Eredi, giunge in questa città, con una missione da compiere ancora tutta da decifrare.
I Salesiani erano presenti in città da parecchi anni, ma il sisma ha reso inagibile l'opera. Bisognava dunque ricominciare da zero. Trovato alloggio in una delle tendopoli allestite dalla protezione civile, don Flaviano, aiutato da quattro volontari del servizio civile nazionale che già operavano all'oratorio prima de! terremoto, prende contatti con alcune associazioni del posto e, insieme a loro, individua un luogo dove far nascere un nuovo oratorio per la città.
Si tratta di un parco pubblico, lasciato in disuso, che il comune dava in gestione ai Salesiani. Viene presentato progetto di oratorio alla protezione civile per ottenere le attrezzature necessario per l'abitazione degli operatori e per l'accoglienza dei ragazzi. Sono così arrivate tende dove abitare, container per i bagni due casette di legno adibite a magazzino e segreteria. Il tutto è stato reso funzionante dallo splendido lavoro di squadre del genio militare, che hanno preso a cuore il progetto oratorio, lavorandoci da mattina a sera anche di domenica, rimanendo pure a Messa con noi. lo sono giunto a L'Aquila il 7 giugno, in tempo per aiutare a tagliare l'erba ancora alta del parco, quando ancora tutto era all'inizio e le strutture non erano ancora arrivate. Ho dormito per il primo mese in una delle tante tendopoli, potendo così conoscere la gente del posto e sperimentando lo splendido servizio svolto dalla protezione civile e dalle tante associazioni di volontariato. Mi sono poi trasferito nel nuovo oratorio, dove dormivamo sempre in tende: noi Salesiani e gli animatori volontari che, da varie parti d'Italia in turni di una settimana, sono venuti a dare una mano nell'attività coi ragazzi. Mi sono occupato soprattutto di promuovere e coordinare "L'Estate ragazzi" organizzata per ragazzi dai 7 ai 14 anni, dal 22 giugno al 4 settembre. Un'esperienza davvero bella, iniziata con un manipolo di circa 25 ragazzi e terminata con più di cento presenze giornaliere. Un altro giovane Salesiano, Salvatore Policino, si è occupato dei ragazzi adolescenti, riuscendo a mettere insieme un gruppo di circa venti giovani aquilani che, adesso, sta iniziando a sua volta a svolgere servizio per i più piccoli all'oratorio. Abbiamo anche coinvolto i genitori dei ragazzi, con la nascita di un primo gruppo di adulti che aiutano in oratorio.
Don Flaviano ha inoltre offerto ai volontari dei momenti quotidiani di formazione, in cui si affrontavano le domande vitali che un dramma come il terremoto suscita, cercando le risposte alla luce della fede in Gesù. Mentre scrivo mi rendo conto della incredibile quantità di cose che ci sarebbero da raccontare su ciò che ho vissuto. Nella mente si accavallano i ricordi di momenti vissuti, emozioni sentite, difficoltà affrontate e superate. Ripenso alle sofferenze che la gente del L'Aquila volentieri confida e condivide: è gente provata ma che ha una capacità di accoglienza fuori dal comune. Penso ai volti dei ragazzi e alle loro speranze. Siamo contenti di ciò che, grazie a Dio, abbiamo potuto fare: abbiamo creato non solo un momento ricreativo che li distraesse dalle sofferenze, ma anche un luogo in cui i ragazzi potessero continuare ad essere educati con amore, perché questa è quella "normalità" a cui hanno diritto e che un terremoto minaccia seriamente.
Un luogo non provvisorio come lo sarebbe in una tendopoli, ma che resta anche per il futuro (una comunità di quattro Salesiani adesso è stabile all'oratorio e lo porterà avanti). Un luogo in cui i ragazzi possono, ora più che mai, sentir parlare di Gesù, che è la speranza vera, e conoscere don Bosco. Posso dire con forza che nelle ultime settimane di estate la tenda adibita a cappellina dell'oratorio, fosse visitata spontaneamente da alcuni ragazzi che volevano stare un po' con Dio. Tutto questo per me è uno dei punti d'entrata in quel misterioso disegno d'amore in cui Dio è capace di racchiudere anche un evento così tremendo come il terremoto che alle 3.32 del 6 aprile 2009 ha colpito L'Aquila.
Marco Aspettati
| [Torna alla pagina precedente] | [commenta] | [home page] |