La Vìsaille

Lassù sulle montagne alla Visaille la terra è profumata di fior;
c'è un sol che non si può scordare mai
che illumina la valle d'or,
Là nel mister del bosco ner
canta il ruscello un ritornel.
Là nel mister del bosco ner,
canta il ruscello un ritornel

Questo cielo azzurro, le bellissime montagne e il verde incantato sono stati per oltre mezzo secolo compagni di vacanza per molti ragazzi e famiglie della nostra realtà oratoriana e parrocchiale. Già negli anni '50 un gruppo di ragazzi e Salesiani scoprirono l'immensa ricchezza nascosta in questa località chiamata La Visaille, nel cuore della Val Veny. Da subito ci si rese conto che sarebbe stato possibile vivere esperienze di crescita comunitaria in un ambiente, lontano dalla città, dove poter riscoprire la bellezza del creato sentendosi, in qualche modo, più vicini a Dio: nacque così la casa vacanze del Don Bosco. Per coloro che per primi iniziavano a soggiornare a La Visaille le difficoltà non mancavano. La casa era in realtà poco più di una stalla, i letti erano pagliericci agognati al rientro da una camminata impegnativa. La corrente elettrica è sempre rimasta poco più che un sogno e l'acqua delle fonti alpine era la migliore sveglia del mattino. Nonostante questi piccoli disagi non c'era persona che non tornava volentieri a trascorrere, con gli amici, la vacanza qui, ai piedi del Monte Bianco.

La Visaille Con il trascorrere degli anni e l'aiuto di un cospicuo numero di volontari, la casa aveva subito notevoli migliorie pur mantenendo la sua natura modesta ed essenziale. Le camerate erano diventate sempre più accoglienti, l'installazione di pannelli solari e l'utilizzo di un generatore di corrente avevano permesso di avere l'elettricità durante il giorno e parte della notte. Erano state installate le docce con l'acqua calda... pian piano la casa era diventata un piccolo angolo di paradiso, ammirato da chi veniva per la prima volta ed elogiato da coloro che negli anni erano diventati i "veterani" de La Visaille.

Sicuramente il fascino della casa dipendeva anche dal luogo in cui è posizionata: la Val Veny ha conservato un aspetto di natura incontaminata, il vento ed il rumore. della Dora echeggiano in ogni angolo, da qui partono numerosi percorsi che si snodano fra i vari rifugi, i cui nomi erano commemorati sulle porte delle camerate della casa. Da qui, senza troppa fatica, si poteva giungere al ghiacciaio del Miage o fare una visita al santuario di Notre Dame de la Guerison e, per i più audaci, era possibile affrontare le pendici del Monzino o sconfinare in Francia passando per il Col de la Seigne, per poi tornare a casa la sera ottenendo refrigerio dalla fresca acqua del fonte, accolti dallo "specchio più bello del mondo" Dopo un'abbondante cena era impossibile andarsi a coricare prima di aver chiacchierato e cantato davanti alla luce del falò con la compagnia di un giro di grolla.

Ma perché l'uso del passato per descrivere questa affascinante realtà? Perché, purtroppo, domenica 5 luglio abbiamo riconsegnato le chiavi della casa al proprietario Pennard, dopo aver affrontato quella che non era la solita "chiusura autunnale',' ma una chiusura ben più amara, poiché definitiva.

Perché? Negli anni '50, quando' era stata scoperta, era molto più facile, a livello burocratico e legale, gestire una casa vacanze. Oggi le norme comunali e statali impongono obblighi che non permettono più ad una costruzione, che è sempre rimasta poco più che una stalla, di essere utilizzata da gruppi di persone.

Una cosa è certa, questo angolo di paradiso e le persone che lo hanno reso tale non saranno dimenticati dalla nostra realtà.

Lorenzo Straforini

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