"Sicurezza" richiama la paura per qualcosa o per qualcuno per cepito come una minaccia. La paura fa stare male il nuovo arrivato come il nativo e la convivenza della Comunità ne soffre. "Accoglienza" (= accogliere gli altri ed essere accolti) è una modalità d[ vivere la relazione tra persone che abitano in uno stesso paese. È un modo di rispettare ed amare l'altro al di là del colore della pelle, della lingua, della religione, del paese di provenienza. Certo il "nuovo cittadino" deve rispettare le regole del paese ove viene a trovarsi... è "l'accogliere per essere accolti", la base della vera sicurezza!
Nel quotidiano vivere porre l'accento sulla sicurezza senza preoccuparsi dell'accoglienza rischia di diventare fonte di ulteriore dolore per il "nuovo cittadino" come per i nativi.
Porre l'accento sull'accoglienza senza esigere rispetto della legalità e trascurando la sicurezza vuoi dire rischiare di cadere in un buonismo sterile che non piace neppure al "nuovo cittadino".
La nostra prospettiva è la cultura dell'accoglienza che educa al reciproco rispetto e all'accettazione delle leggi del paese, ove si vive, che diviene "casa comune" da difendere e ulteriormente perfezionare.
La cultura dell'accoglienza educa a un modo di vivere più "sicuro": si vuole una convivenza che rifiuti il preconcetto "lo straniero fa paura"... perché intruso - a meno che non ne abbiamo bisogno come braccia da lavoro -, perché può commettere crimini. Le statistiche dicono che gran parte dei carcerati proviene dal mondo dell'immigrazione e questa convinzione conferma il vivere nella "paura che genera paura". Se si va a vedere la qualità dei reati commessi, però, il discorso cambia. I poveri e gli indifesi anche per poco vanno dentro!
La convinzione che lo straniero possa delinquere è dura a morire. Lo stesso reato commesso da un natio e da un immigrato non ha pari gravita per il sentire comune.
A chi ha ottenuto democraticamente il mandato di governare spetta il compito di garantire la sicurezza ad ogni cittadino, ma anche il compito- oggi pare meno avvertito - di creare politiche di integrazione. È il fine per cui lo stato è tale, vale a dire salvaguardare il bene comune.
Non si vuole esercitare supplenze, si vuole operare nella società in base al principio di sussidiarietà, un principio base della nostra Costituzione italiana. Come credenti sentiamo il bisogno di vedere l'altro come il Signore lo vede... nel modo più accogliente possibile. Miguel de Unamuno ci ricorda: "Al mondo il cristiano non fornisce pane, fornisce lievito".
Senza pretese - in dialogo con tutti quelli che vogliono costruire una comunità in cui tutti possano stare bene - difendiamo con chiarezza i valori del civile convivere. Crediamo nella cultura che può fare germogliare il meglio dell'umanità. In ogni persona incontriamo Gesù, Dio che cammina con noi.
Se la società demanda il potere di governare, un buon governo nasce da una società portatrice non di paure, ma di valori. Il valore fondamentale è la convivenza pacifica, ove reciproco sia il rispetto, ove tutti godano degli stessi diritti e doveri, ove le differenze diventano ricchezza. Ecco la stella polare del mostro essere Chiesa, del nostro essere comunità credente.
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