I minori vanno accolti. Non sono mai clandestini.

E quanto abbiamo capito dalle parole del dott. Sansa, presidente del tribunale dei Minori di Genova, nell'incontro dell'8 settembre con i docenti delle scuole del don Bosco.

È logica conclusione dei diritti dei minori sanciti nella nostra Costituzione, nella Convenzione internazionale sui Diritti del Fanciullo del 1989, ratificata dall'Italia nel 1991 con la legge 176. Inoltre: non può una legge di un parlamento di uno stato eliminare una legge di validità universale recepita nel suo ordinamento. "L'interesse del minore deve essere preminente".

Sull'argomento dei minori abbiamo uno scritto ricevuto dal dott. Sansa che trascriviamo:

Adriano Sansa parla di minori clandestini

"Altri tempi. Minori sfruttati nell'Inghilterra della prima Rivoluzione industriale. Giovanissimi schiavi dall'Africa nei secoli passati. Oggi siamo nel grembo della globalizzazione, uomini di Internet. Eppure poco è cambiato, forse in termini numerici i giovani sfruttati ferocemente, comprati e venduti nel giro della prostituzione, obbligati a uccidere come soldati, sono altrettanto e perfino più numerosi. Siamo molto più informati di allora, ma dopo brevi momenti - davanti a un documentario televisivo, o a un'inchiesta più sconvolgente - riusciamo a dimenticare. Siamo per questo maggiormente colpevoli e corresponsabili di tante sofferenze? Le Convenzioni Internazionali alle quali ha aderito gran parte degli Stati, e tutta l'Europa, stabiliscono i diritti fondamentali dei fanciulli, elencandoli con una precisione che non è inutile puntiglio ma rivendicazione e memoria di un alto ideale. Nessuno- o quasi, perché certe voci di razzismo e discriminazione echeggiano anche tra noi, in Italia - contesta le solenni affermazioni. Ma la realtà mostra che l'adesione è spesso solo formale e verbale. Qui davanti, poco oltre la Corsica, quasi si vedono le coste del continente africano: vi muoiono di miseria, stenti, malattie, violenze migliala di bambini ogni giorno. Sono davvero di carne e sangue, come siamo stati noi, come sono i nostri figli. Ma sono davvero, nella nostra considerazione, proprio come noi? Abbiamo accettato intimamente questa uguaglianza delle persone? Riteniamo che tutti possano avere le medesime opportunità di vita oppure, pronunciata l'affermazione, tiriamo dritto e lasciamo che le cose continuino ad andare ome vanno? L'Italia è gravemente inadempiente ai suoi impegni di soccorso allo sviluppo dei paesi poveri. Tra le richieste che facciamo alla politica, tra le promesse che chiediamo ai governanti, quanto è presente quella di onorare gli impegni la cui violazione è condanna a morte per tanti uomini, e bambini specialmente? Conosciamo la risposta. A voler essere appena severi con noi stessi, potremmo domandarci dunque quale progresso stia facendo tra noi, in questi anni, in questi giorni l'idea dell'uguaglianza nella dignità di ogni uomo. Sentiamo che tra gli annegati dei barconi c'erano 'donne e bambini', non ne sembriamo turbati. Un atteggiamento ostile verso gli 'stranieri' serpeggia in diversi ambienti, qualche volta si esprime con frasi ripugnanti che stimolano gli atti di violenza e intolleranza. Forse dunque c'è una sorta di doppia misura, e una doppia morale che non vogliamo ammettere, ma pratichiamo. Eppure proprio le difficoltà della globalizzazione hanno anche il volto di una grande occasione per riconsiderare gli atteggiamenti personali e collettivi. Potremmo vincere, ma solo dopo averla ammessa, questa nostra incapacità di sostenere le conseguenze reali della affermazioni verbali: cioè di fare quei sacrifici, di assumere le responsabilità senza le quali le solenni dichiarazioni restano vuote. Ma spostiamoci più vicino ancora. Anche le trascuratezze di casa nostra, perfino l'egoismo che vuole 'realizzarsi' cancellando impegni di fedeltà, responsabilità, presenza nell'ambito familiare potrebbe avere una radice simile: la negazione della pari dignità della persona altrui, sia pure anche il figlio o il fratello. L'incapacità di dedicare il tempo, le energie, il denaro e soprattutto l'affetto, cioè la più intima e nostra delle prerogative.

Dopo tanti anni di esperienza dei problemi dei giovani, dovendo riassumere l'essenziale, molti - io tra questi- convengono che in ultimo bisogna con semplicità pronunciare la parola che non può essere sprecata o inquinata dalla retorica, ma non deve neppure spaventarci. Credenti o no, sappiamo che nei rapporti fra le persone, e con i bambini in particolare e nella capacità di promuovere giustizia a ogni livello- non si può fare a meno dell'amore che secondo Dante 'move il sole e l'altre stelle'".

Adriano Sansa

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