Riandando alla vita di don Bosco s'incontra con sorpresa la nota "emigrazione". Un leitmotiv di una sinfonia che inizia con la sua l'accompagnerà tutta la vita. A 11 anni affronta lo strazio dell'emigrare. Orfano del padre a due anni, resta con la mamma Margherita, il fratello Giuseppe e il fratellastro, Antonio. Di sei anni più grande, Antonio non sopporta libri in mano a Giovannino e lo vuole a tutti i costi nei campi a lavorare. Una mattina di febbraio mamma Margherita col cuore in gola dice a Giovanni: "È meglio che tu vada via di casa. Un giorno o l'altro Antonio potrebbe farti del male". E il piccolo col suofagottino della biancheria, due libri, e una pagnotta di pane, scompare nella nebbia. Arriva alla lontana cascina "Moglia"-, e, rivolgendosi al capo famiglia, riesce a dire: "Mi manda mia madre, Margherita Bosco, perché venga a fare da garzone". Ma il padrone: "Siamo ancora d'inverno... il garzone ci serve in primavera". Giovannino tra le lacrime insiste: "Per carità, non mandatemi via, tenetemi anche senza pagarmi". La moglie commossa interviene in suo favore: "Prendiamolo a prova". Rimase emigrante per tre anni. Si impegnò a fare tutto quanto gli era chiesto e, di notte, leggeva i suoi libri al lume della candela. Il padrone, meravigliato nel vedere Giovannino tanto attaccato ai libri anche quando pascolava il bestiame, gli chiese il perché di tale interesse. "Voglio farmi prete" rispose.
Giovanni Bosco sarà ancora emigrante a 16 anni: A Casteinuovo e a Chieri ove studia e lavora. Poi entrerà in seminario, e, nel 1841, sarà ordinato sacerdote. A Torino presso il Convitto completerà gli studi. Qui l'8 dicembre dello stesso anno, mentre sta preparandosi per celebrare la Santa Messa, sente il sacrestano gridare contro un giovane. Don Bosco sentendo quelle grida: "Cosa fa, è un mio amico!". Dopo la Messa il giovane, di 16 anni emigrato a Torino dalle povere montagne, ebbe un colloquio col giovane sacerdote... Era orfano, era muratore, e sapeva fischiare. Con lui, Bartolomeo Garelli, l'oratorio cominciò con un'Ave Maria. La domenica seguente altri muratorini si unirono a Bartolomeo e il numero cresceva di domenica in domenica: piccoli spazzacamini, falegnami e muratorini... tutti emigrati dalle povere vallate piemontesi in cerca di lavoro. Lungo la settimana don Bosco andava a trovarli nel lavoro e parlava con i padroni giungendo a stipulare i primi contratti di lavoro. Alla domenica in numero sempre crescente venivano all'Oratorio: ascoltavano don Bosco, pregavano e si divertivano.
Anche l'Oratorio fece l'esperienza dell'emigrare da un posto all'altro. Per cinque anni don Bosco con i suoi giovani amici migrò da un posto all'altro, dal centro alla periferia della città,.. finche nella Pasqua del 1846 acquisterà la Tettoia Pinardi, nel quartiere Valdocco. Anche con l'aiuto dei suoi muratorini e dei suoi giovani falegnami, riesce a costruire una cappella per la preghiera, stanze per ripararsi dalla pioggia e dal freddo, una casa per alloggiare i senza tetto e le prime scuole professionali. Il primo ospite sarà un giovane di 15 anni immigrato, senza casa... E quanti poveri ragazzi immigrati accolse don Bosco nel suo Oratorio che diventava sempre più grande!
Nel 1875 salutando, a Genova, i suoi Salesiani inviati nell'America Latina disse loro: "Vi raccomando con insistenza particolare la dolorosa posizione di molte famiglie italiane, che numerose vivono disperse in quelle città e in quei paesi e in mezzo alle stesse campagne. Andate, cercate questi nostri fratelli, cui la miseria o la sventura portò in terra straniera, e adoperatevi per far loro conoscere quanto sia grande la misericordia di quel Dio, che ad essi vi manda pel bene delle loro anime, per aiutarli a conoscere e seguire quella strada, che sicura li conduca alla eterna loro salvezza". Quella nota risuona oggi con fragore nella immigrazione che investe Genova. Il Don Bosco apre le sue porte e diviene "casa del mondo". Non più sporchi di calce o di fumo i migranti di oggi portano nel volto il colore della terra lontana e nel cuore la stessa preoccupazione dei ragazzi italiani immigrati in Argentina che don Bosco affidava ai suoi Salesiani.
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