La presenza Salesiana nel campo della "Formazione Professionale" risale all'esperienza stessa di Don Bosco. Infatti, fin dal 1842 il nostro fondatore seguiva i giovani apprendisti presso le botteghe artigiane della città di Torino. Proseguì poi col fondare per i giovani scuole serali, festive e diurne e, nel 1853, inizia l'esperienza degli "artigiani" interni, con il laboratorio per calzolai, cui seguirono presto quelli per falegnami, tipografi e fabbri ferrai. Don Bosco seguiva personalmente questi gióvani, tanto da curarne la crescita globale e, con la sua paterna attenzione, verificava che fossero rispettati i loro diritti, anche fuori dell'Oratorio di Valdocco. Questo lo possiamo verificare da due rari documenti, che si trovano nell'Archivio Centrale della Congregazione Salesiana: si tratta di due contratti di "apprendizzaggio'"l'uno in carta senpiice (del novembre 1851) e l'altro in carta bollata da centesimi 40 (dell'8 febbraio 1852). Ne seguiranno poi numerosi altri, attorno al 1855, strutturati tra loro più o meno allo stesso modo. Tutti questi contratti sono firmati dal datore di lavoro, dal giovane apprendista e da Don Bosco. Ricordiamo che siamo agli inizi dello sviluppo industriale in Italia, quando lo sfruttamento dei lavoratori, e del lavoro minorile, era prassi ordinaria, e quando le "organizzazioni sindacali"& erano ancora ben lontane dal nascere (ricordiamo che le prime "Società di Mutuo Soccorso" iniziano a vedere la luce in Italia solo dopo il 1870 e che l'Internazionale Sindacale, cui aderirono solo sindacati inglesi, francesi e statunitensi, nasce nel 1901). Riportiamo qui alcuni passaggi del suddetto "contratto di apprendizzaggio" dell'8 febbraio 1852.
Quello che leggiamo non è altro che l'inizio di quello che riuscirà a realizzare la "passione per i giovani" di Don Bosco, in particolare per quelli più bisognosi. Oggi sono oltre 650 nel mondo le "Scuole Tecniche, Professionali o Agrarie" Salesiane, che accolgono oltre 200.000 allievi: non a caso don Bosco è stato riconosciuto come "Santo del lavoro" "Patrono degli Apprendisti" "Padre e Maestro dei giovani"!...
Una parola è il caso di spenderla sul progetto e sistema educativo adottati nell'intera opera educativa Salesiana. Alla base di tutto c'è lo stesso sistema educativo di don Bosco, il "Sistema Preventivo" Spesso, studiato ma solo "a tavolino" da esperti in Scienze dell'Educazione e della Formazione, trova nell'esperienza educativa Salesiana la sua traduzione pratica e la sua ragione di esistere.
Esso si basa su tre pilastri che, per don Bosco e per tutta la Famiglia Salesiana, rappresentano il fondamento dell'educazione; utilizzando gli stessi termini del santo, essi sono: ragione, religione, amorevolezza. Anche se a livello di studio resta facile determinare e distinguere questi tre elementi, molto più difficile è distinguerli nell'ambito della prassi educativa. Infatti, essi si fondono a tal punto, che sempre è presente - almeno in parte - uno di essi.
In Don Bosco riscontriamo una sapienza somma nel centrare la vita concreta di ogni ragazzo o giovane che incontrava: la loro vita diventava la sua vita, le loro sofferenze le sue sofferenze. E non si dava pace fino a quando non li avesse aiutati. E i ragazzi che venivano a contatto con Don Bosco avvertivano di essere suoi amici, sentivano di averlo a fianco, ne percepivano la presenza, ne gustavano l'affetto, e questo li rendeva sicuri, meno soli.
Oggi, i Salesiani di don Bosco, traducono in ogni loro opera ed attività il Sistema Preventivo, mettendo al Centro il "criterio permanente" del primo Oratorio di Don Bosco, quello di Valdocco a Torino. Secondo questo "criterio permanente" ogni opera Salesiana deve essere per il giovane: Casa che accoglie; Parrocchia che evangelizza; Scuola che avvia alla vita; Cortile per incontrarsi e vivere in allegria.
Se solo uno di questi elementi venisse a mancare, crollerebbe un criterio fondamentale della pedagogia di don Bosco! L'obiettivo principale dell'esperienza educativa è il recupero delle personali capacità del giovane, in uno stile di accoglienza. Essa si ispira alla pedagogia della bontà, basata sulla ricchezza educativa del Sistema Preventivo di don Bosco, mira al cuore e alle capacità di bene spesso solo nascoste in ognuno. Tutto ciò possiamo riassumerlo con la "logica del seme" per noi alla base di ogni azione educativa: C'è una stagione per seminare e una stagione per raccogliere, sappiamo anche che l'importante è seminare. Ma nel mezzo c'è un'altra stagione: quella della cura del seme. Occorre profondere a oltranza il seme della certezza che anche il ragazzo più recalcitrante può diventare migliore. Questi ragazzi hanno diritto di poter contare sulla serietà e la paziente tessitura di un sostegno arricchente!
don Fabio Bianchini
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