Cari Amici, quando leggerete queste riflessioni, il Cardinale avrà già fatto la VISITA PASTORALE e si sarà reso conto della nostra "povertà" di fede, di una comunità cristiana che perde colpi, di un alleggerimento sul piano dei numeri, e sicuramente ci avrà dato una spinta ad avere il coraggio della fede, a rimettere al loro posto le motivazioni dell'essere pastori a servizio del Regno di Dio, a considerare la nostra povertà relazionandola con la povertà di Gesù che semina la Parola a tutto spiano e solo l'accoglie. Sì, una Visita Pastorale comporta sempre un onesto interrogarsi, correndo il rischio di essere poco obiettivi, di vedere ciò che manca non accorgendoci di quello che c'è, il bene che si fa con fatica, il restringimento sul piano numerico a favore di un accresciuto senso di responsabilità e del fatto che, sublime!, la fede è la risposta libera dell'uomo e della donna alla chiamata di Dio, al dono suo. Considero fortunati quanti rispondono al Signore con il dargli, senza riserve, la "parte che gli spetta" perché sono convinto che non è un dare, ma un ricevere. Li considero fortunati perché se nel pensiero antico leggiamo 'maledetto l'uomo che solamente confida nell'uomo e benedetto 'uomo che confida nel Signore' (Geremia), abbiamo compreso che Gesù ha sottolineato il valore dell'amore di Dio e del prossimo intrecciandoli in un unico amore-comandamento. Considero fortunati quanti hanno compreso questo equilibrio e si muovono all'interno di esso.
L'esperienza del dialogo con i valdesi per una lettura "insieme" della Parola di Dio è una ricchezza di scambio alla pari tra due confessioni che hanno in comune Gesù Cristo.
L'esperienza della ricerca nella fede di una Parola che richiami all'amore di Dio, pensato perduto, di persone credenti separate o divorziate o conviventi è l'esperienza della misericordia.
L'esperienza con credenti omosessuali lontani dalla chiesa, ma con una grande fede nascosta vissuta a livello personale, è nuova frontiera di cui non mi faccio vanto, ma servitore, scoprendo una diffusione ampia di questa fetta di persone che vivono ai margini e per le quali una parola umana e la Parola liberatoria di Gesù ritengo dovere.
L'esperienza con i latinoamericani, la loro fede emozionale, ma anche il "compartir" la loro difficoltà di integrazione nel nostro mondo aiutandoli a non perdere la memoria delle tradizioni valoriali, fa della messa di mezzogiorno alla domenica un punto forte, assieme alla scuola che è per loro nei locali del Don Bosco.
L'esperienza quotidiana con i poveri condivisa con don Giulio nel fare un discernimento nell'ascolto dei bisogni e nel tentativo di soccorrere; ma il bisogno supera alla lunga le risorse disponibili, nonostante il 'fondo di solidarietà' (10 euro al mese) a cui molti hanno aderito.
E poi la più normale esperienza quotidiana del contatto con le persone ascoltando e insegnando, come Gesù, ma senza fare miracoli, dei sacerdoti che in chiesa, a tutte le ore, dedicano il tempo alla parola spirituale, al donare il perdono sacramentale, a incoraggiare e sostenere nella battaglia della vita. Tante cose e l'impressione primaria è di una grande agitazione, ma so che non è così perché è impegno mirato a mettere insieme anime, a fare chiesa comunità, a rispondere a ciascuno secondo le sue esigenze, a stare al passo di ognuno senza forzature, e pregando perché l'opera umana sia materia prima nelle mani di Dio.
Fare chiesa abbattendo confini, liberandola dalle tante costruzioni artificiose con cui l'abbiamo protetta per renderla perfetta non pensando che la grande chiesa di Gesù è stata principalmente la strada con la sua gente (penso a don Andrea Gallo), costruendo una chiesa di relazioni fra persone che si accolgono, non si giudicano e condividono. E sempre alla chiesa sognata dal Concilio che viene di pensare, alla chiesa libera nello Spirito che soffia in libertà e porta alla salvezza per strade sue. Questi i pensieri legati alla Visita Pastorale, momento di bilancio.
don Piero
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