Una fiaccola ardente che illumina

Dall'Omelia del Cardinale Bagnasco in San Lorenzo

cardinale Bagnasco durante la Santa Messa celebrata per la festa di San Giovanni Bosco 2010 nella cattedrale di San Lorenzo in Genova

E con gioia che celebriamo questa Eucaristia per ringraziare il Signore per il dono di San Giovanni Bosco e per i 150 anni della fondazione della Congregazione Salesiana (...). Ogni Santo è un riflesso dell'Incarnazione del Figlio di Dio, un bagliore della bellezza inesausta e inesauribile di Cristo. Vogliamo rileggere brevemente la vostra storia nella luce del vostro Fondatore.

1. TEMPI

A volte si tende ad assolutizzare nel bene o nel male il proprio tempo; è allora che ci viene in soccorso la storia. Essa ci da prospettiva e ci preserva da facili entusiasmi come da ingiusti scoraggiamenti. Don Bosco vive in un'epoca che nasce dalla Rivoluzione francese, l'anno stesso in cui, con il Congresso di Vienna, tramonta il mito di Napoleone. Un secolo in cui si intrecciano i complessi moti del risorgimento -di restaurazioni e di rivoluzioni - con il primo grande cambiamento industriale. Non sempre è facile discernere e capire, tutto, a volte, sembra complesso e complicato.

Grandi personalità vedono quel secolo e lasciano traccia, ognuno a suo modo. (...) Il fenomeno dell'anticlericalismo è diffuso e pesante, basta pensare alle Leggi Rattazzi del 1855 che sopprimono le case religiose. In questo clima agitato da idee controverse e moti, Don Bosco fa le sue scelte: con intelligenza, coraggio e semplicità coltiva alcune idee e ne rifiuta altre. Già qui troviamo un elemento di importante attualità: la necessità di operare delle scelte prima che nel fare, nel pensare. E perché ciò avvenga è necessario avere il coraggio di scegliere e di testimoniare i propri valori. Non bisogna lasciarci frastornare, ma dobbiamo valutare e scegliere, e quindi rifiutare il contrario di ciò che abbiamo scelto. E in questa responsabilità, Don Bosco aveva dei criteri appresi nella sua formazione al sacerdozio, ma anche da mamma Margherita, donna forte che non sapeva ne leggere ne scrivere. Un criterio era l'esempio delle grandi anime che conosceva e frequentava - san Giuseppe Cafasso e san Benedetto Cottolengo, san Domenico Savio, san Luigi Orione, santa Maria Mazzarello, il beato Michele Rua - tutte anime che si sono contagiate a vicenda, che si sono sostenute con la preghiera, la parola, l'esempio. E poi il Papa! "lo sono con il Papa, sono cattolico, obbedisco al Papa ciecamente. (...) Se vogliamo essere cattolici, dobbiamo pensare e credere come pensa e crede il Papa". E il Papa gli fu sempre accanto.

2. LÀ SUA VOCAZIONE

Pensando all'educazione dei ragazzi, Don Bosco, fin da giovanissimo, era convinto che questa fosse " 'unica cosa che dovesse fare sulla terra". E qui le sue capacità di natura e di grazia erano strabilianti. Per il loro bene egli fece qualunque cosa tanto - com'è noto - da suscitare meraviglia e invidia, critiche e calunnie, fino ad essere considerato un folle. Ma 'intelligenza e la furbizia di Giovanni, soprattutto la sua santità, sempre s'imposero. Di fronte all'abbandono sociale, materiale e spirituale dei ragazzi del tempo, don Bosco si fece tutto a loro, creando l'oratorio e il suo metodo preventivo per educarli: la situazione sociale era talmente grave che l'abate Rosmini paragonava l'opera di don Bosco "alle missioni che si aprono in terra straniera"! A ben vedere, l'oratorio, più che un luogo, era lui stesso, la sua persona, e il metodo educativo che previene era la ragione, la religione e l'amorevolezza. Il suo metodo vale in ogni tempo, anche oggi, perché sempre l'uomo - specialmente nell'età della prima formazione - ha bisogno della testa, della fede e dell'affetto di chi gli sta accanto: "Che i giovani non solo siano amati - ripeteva - ma che essi stessi sappiano di essere amati. (...)" Come in famiglia, dove i giovani vogliono sapere che i genitori ci sono, anche se a volte sembrano rifiutare il dialogo. E vogliono dei genitori, non tanto dUna fiaccola ardente che illuminaegli amici. Com'è noto, i Vescovi italiani hanno scelto come meta dell'impegno pastorale del prossimo decennio, l'educazione, e don Bosco è certamente uno dei campioni di riferimento per questa ineludibile sfida.

3. LA SORGENTE

Pio XI - avendolo conosciuto prima della sua elevazione al Pontificato - diceva che don Bosco "era attento a tutto quello che accadeva attorno a lui e nello stesso tempo si sarebbe detto che non badava a niente, che il suo pensiero fosse altrove. Ed era veramente così: era con Dio" Ecco la sorgente profonda del suo essere sacerdote ed educatore. (...) Ai suoi Salesiani amava ripetere che "L'educazione è cosa del cuore e Dio solo ne è padrone: non potremo riuscire a niente se Dio non ci da in mano la chiave di questi cuori" (...) Cari Amici, grazie per la vostra presenza a Genova, nel luogo che Don Bosco volle; e grazie per la vostra missione in tante Diocesi italiane. Insieme oggi vogliamo rendere lode al Signore che ha suscitato Don Bosco in un'epoca particolarmente travagliata. Grazie perché la luce del suo carisma che voi portate avanti come una fiaccola ardente illumina anche oggi il mondo dei giovani. L'amore alla divina Eucaristia, alla Santa Vergine, alla Chiesa, guidino e sorreggano sempre il vostro cammino.

Cardinale Angelo Bagnasco
Arcivescovo di Genova

[Torna alla pagina precedente] [commenta] Condividi [home page]