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La barca in balia delle onde

ma si potrebbe navigare in un mare più tranquillo

La metafora della barca in balia delle onde bene s'addice all'intera comunità umana. La calda estate 2011 è stata segnata dalle rivoluzioni dei giovani nel Nord Africa, dalle sofferenze del Corno d'Africa ampliate dalla siccità, dal Mediterraneo divenuto tomba per migliala di immigrati in cerca di libertà e dallo tsunami della crisi economica. Onde gigantesche sembravano voler affondare questo mondo e gli avvoltoi della speculazione, richiamati dal rischio d'insolvenza dei titoli di stato, pronti a lanciarsi sulla preda di turno. La barca "mondo" è incagliata dal 2008 nella "crisi planetaria" scatenata dalla finanza "creativa " i cui trilioni di "derivati" superano ancora oggi di cinque volte il pil mondiale. La "super crisi", nata negli USA, si è estesa all'intero pianeta, trascinando gli stessi USA sull'orlo dell'insolvenza. La barca "Unione Europea", priva di un vero e proprio governo europeo, stenta ancora ad attuare quel principio di solidarietà che ispirò i padri fondatori. La "guida più economica che politica" apre la strada al rigurgito egoistico di questo o di quello stato e si ritarda la difesa del bene comune. Il pasto dei rapaci già in atto tende ad espandersi... e l'Euro corre seri rischi.

Gli avvoltoi sono in viaggio per tutto il globo terrestre ma il bei Paese sembra diventato il boccone privilegiato di turno... E ia politica sembra impotente,

Riflettendo da persona comune che legge i giornali, segue i vari programmi televisivi, ascolta la gente e soffre le "debolezza" della politica, ripenso a quanto scrive un illustre studioso di economia, il prof. Zamagni dell'Ateneo bolognese sulla situazione economica della barca "mondo". Siamo passati da una situazione di economia piramidale (in alto i ricchi e a seguire i ceti medi e infine la base meno abbiente) ad una situazione di economia a clessidra (in alto aumentano i pochi, a metà l'imbuto annulla i ceti medi e la base dei meno abbienti s'ingrossa. Un tendenziale che stritola i più a vantaggio dei pochi che saranno sempre meno. Un capitalismo senza pilota genera povertà sempre più estesa.

A questo punto sorge una domanda. La tendenza all'arricchimento dei pochi a spese dei molti può essere modificata? Non è certo un destino! Tanto meno è destino laspeculazione finanziaria. L'alternativa esige tempi lunghi: passare da un'economia capitalista del libero mercato globale col rischio di naufragio economico dei più, ad "un'economia di comunione" ove il tendenziale della clessidra s'inverte. La parte superiore tenderebbe ad attrarre la parte inferiore. L'orizzonte comunitario, solidale e cooperativo potrebbe essere la via per stare meglio davvero tutti... sotto un cielo libero dagìi avvoltoi.

Nell'immediato per arginare il disastro globale non si potrebbe dare vita a un summit globale? Anche per arginare la speculazione selvaggia occorrerebbe ricordare che l'economia, ritenuta scienza e lasciata a se stessa, è una filosofia defla pazzia e dei suicidio. Economia finanziaria e politica viaggiano a velocità diverse: supersonica la prima, "frenata" la politica.

Un'economia di comunione o della fraternità esige però una diversa visione dell'uomo. Esige un'antropologia che ponga al centro non "l'io", il "mio", ma "il noi", il "nostro". L'altro non è un avversario, ma è parte di me ed io gli appartengo. Il motto anche in economia allora diverrebbe non mors tua vita mea, ma il tuo benessere è ilmio benessere.

Alberto Rinaldini

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