In futuro saranno gli stili di
vita quotidiani a fare la differenza tra chi vorrà costruire
un mondo nuovo per l'uomo e chi crede che l'unico mondo possibile sia
quello basato sul consumismo e sulla competizione esasperata.
In riflessione e preghiera per il G8
LA SETTIMANA DEL G8 a Genova, quasi sicuramente verrà ricordata solamente per le immagini delle vetrine rotte, dei negozi saccheggiati, degli scontri in piazza tra le forze dell'ordine e i black bloc, giunti in città per devastarla.
Poco o nessuno spazio ci sarà per le migliaia di dimostranti pacifici che hanno portato in piazza le loro ragioni e le loro proposte per un'economia più giusta e una globalizzazione al servizio dell'uomo.
Oltre 3000 delle associazioni cattoliche si sono trovate, sabato 6 luglio, al teatro "Carlo Felice" di Genova per riflettere insieme sui temi della globalizzazione. La manifestazione, che annoverava tra i promotori anche i Salesiani, le Figlie di Maria Ausiliatrice e l'M.G.S., è stata introdotta dalla lettura del brano evangelico del povero Lazzaro e del ricco Epulone, figura questa definita dal cardinal Tettamanzi «il simbolo di quanti, distratti ed indifferenti, nella loro condizione di benessere non si lasciano coinvolgere nei veri drammi del nostro tempo». Le testimonianze che si sono succedute hanno messo in guardia da un sistema mondiale in grado di dare risposte unicamente economiche, dimentico che le merci sono strumenti per l'affermazione della cultura del trionfo della vita sulla morte.
Sono stati quindi letti i punti fondamentali del manifesto che sarebbe stato presentato due settimane dopo ai leader presenti al G8:
«In futuro, ha spiegato Edoardo Patriarca - Presidente dell'Agesci e del Forum del Terzo Settore -, saranno gli stili di vita quotidiani a fare la differenza tra chi vorrà costruire un mondo nuovo per l'uomo e chi crede che l'unico mondo possibile sia quello basato sul consumismo e sulla competizione esasperata».
Un incontro ricco di momenti di riflessione e di approfondimento, ma anche di contestazione verso chi, in rappresentanza del governo, ha ricordato come dalla mozione sul G8, approvata dal Parlamento italiano, sia stata stralciata la proposta riguardante la Tobin Tax, una sorta di tassa sulle grandi transizioni finanziarie, per ridurre il fenomeno speculativo, da destinare ad iniziative internazionali a favore dei paesi poveri.
Nel pomeriggio, con l'aiuto di alcuni esperti, sono stati approfonditi i temi affrontati al mattino: povertà e debito, commercio internazionale, conflitti e ruolo delle istituzioni internazionali, ambiente e rispetto del creato. Nel corso dei lavori, è emersa la consapevolezza della necessità dell'impegno concreto di ciascuno. «I poveri non possono aspettare. - ha esortato Don Oreste Benzi - Andate nelle nostre città a vedere quanti di loro dormono nelle stazioni oppure ai bordi delle strade. Non attardiamoci nelle nostre paranoie, nelle nostre paure, nelle nostre insicurezze. Il mondo vi aspetta. Cambierà solo nella misura in cui noi cambieremo. Ricordate le parole del cardinal Stafford: "Voi giovani contestatori pacifici siete rimasti gli ultimi a portare la voce dei poveri davanti ai potenti della Terra"».
Oltre diecimila persone hanno quindi partecipato, nei due giorni del vertice, alla veglia di preghiera organizzata dalle congregazioni missionarie a Sant'Antonio a Boccadasse. Silenzio, preghiera e digiuno nella piccola chiesa a ridosso del mare; qualcuno per pochi minuti, altri per tutti e due i giorni. Accolti sul lungomare dai rappresentanti dei 5 continenti con gesti simbolici di benvenuto (campane che suonavano a distesa, acqua versata sul sagrato, suono di una conchiglia), i partecipanti hanno potuto ascoltare le parole registrate di padre Alex Zanotelli: «Da alcuni mesi - ha annunciato il missionario - qui digiuniamo per voi, perché non veniate travolti dal consumismo e dai suoi falsi miti. Mi compiaccio di sapervi numerosi e disposti ad impegnarvi a fondo ogni giorno nelle vostre comunità in modo sobrio ed autentico».
Sotto il telo raffigurante il "Cristo campesino", inchiodato su di una croce formata da una vanga e un tridente, alcuni missionari hanno portato, con la loro testimonianza, il grido dei poveri e degli oppressi, veri ospiti d'onore al nostro banchetto e giudici del nostro stile di vita.
Contemplazione, riflessione e canti, mentre a poche centinaia di metri si susseguivano gli scontri tra gruppi di anarchici e le forze dell'ordine. Sul sagrato, i ragazzi della Comunità S. Benedetto al Porto esponevano le coperte di loro amici morti di AIDS ed i manifestanti del corteo del 21 luglio sfilavano in silenzio, rispettando il raccoglimento di quanti pregavano.
Alla veglia notturna, cui hanno partecipato mons. Luigi Bettazzi e mons. Diego Bona, tutti i presenti hanno avvertito la consapevolezza di essere un solo popolo, la necessità di arrivare davvero ad un "G 6 miliardi". «Il vangelo - ha spiegato Ernesto Olivero nel suo intervento conclusivo - invita ad aiutare coloro che credono di vedere, ma in realtà sono ciechi. Possiamo realizzarlo davvero nella nostra vita. Gli 8 "grandi della Terra" potranno essere tali solo se sapranno attuare i desideri di giustizia che salgono dai paesi più poveri. Ogni consumo superfluo nelle nostre nazioni è un furto al Sud del mondo. Le cifre che abbiamo sentito in questi giorni non devono rimanere statistiche astratte, ma cambiarci concretamente, chiamandoci ad un'esistenza più sobria».
Il canto del Magnificat ha segnato la chiusura solenne dei due giorni di preghiera, dove «ognuno - ha ricordato suor Patrizia Pasini, promotrice dell'iniziativa - ha imparato un nuovo rapporto di amicizia con i popoli del mondo e un nuovo stile di confronto con i loro problemi più autentici».
da
n. 5/2001 .
Giovanni Costantino