EDUCARSI ED EDUCARE ALLAPACE

Una delle finalità principali dell'educazione alla pace è la formazione di una persona che non nutra sentimenti di violenza, che si impegni a risolvere attivamente i conflitti senza violenze e prevaricazioni, che sappia operare nel quotidiano con collegamenti più ampi nella dimensione mondiale: tutto questo contribuisce alla solidarietà e alla convivialità planetaria delle culture e dei popoli.

L' umanità non potrà portare a compimento l'opera che l'attende, di costruire cioè un mondo più umano per tutti gli uomini e su tutta la terra, se gli uomini non si volgeranno tutti con animo rinnovato alla vera pace. Quanto più questa unità farà progresso nella verità e nell'amore, sotto la potente azione dello Spirito Santo, tanto più essa diverrà per il mondo un presagio di unità e di pace.

Per il cristiano la volontà di rispettare gli uomini e la loro dignità e l'assidua pratica della fratellanza umana è condizione indispensabile per costruire la pace. Essa deve sgorgare spontanea dalla mutua fiducia delle relazioni umane tra singoli e popoli, piuttosto che essere imposta da violenze e dal terrore delle armi.

Coloro che si dedicano alla attività di educare alla pace o contribuiscono alla formazione della pubblica opinione devono considerare loro dovere inculcare negli animi di tutti sentimenti nuovi ispiratori di pace.

Una delle finalità principali dell'educazione alla pace è la formazione di una persona che non nutra sentimenti di violenza, che abbia fiducia in sé e negli altri, che sappia intervenire in modo creativo e personale nella realtà che lo circonda per modificarla nel senso dell'umano, che si impegni a risolvere attivamente i conflitti senza violenze e prevaricazioni facendo leva sulle risorse costruttive già presenti e sviluppandone altre, che sappia operare nel quotidiano con collegamenti più ampi nella dimensione mondiale, che sia sempre alla ricerca della verità senza darla per scontata o rivendicandone l'esclusivo possesso: tutto questo contribuisce alla solidarietà e alla convivialità planetaria delle culture e dei popoli.

Di conseguenza, il Magistero della Chiesa, la riflessione teologica, le spinte provenienti dai movimenti pacifisti e da chi coerentemente sa testimoniarla sollecitano ad una originale e profonda impostazione di un'azione educativa delle coscienze, giovanili e no, che sappia mirare:

Tutti dobbiamo sentirci obbligati a superare i pregiudizi e le superficialità nella ricerca della verità, che è la comprensione delle cause reali dei conflitti. Tutti dobbiamo sentirci obbligati a promuovere un'educazione alla pace e a metodi non-violenti a partire dalla propria famiglia, comunità, ambiente di lavoro e di studio. All'aggressività che ci circonda e ci ammalia dobbiamo opporre una perseverante educazione alla pace e al rispetto. A cominciare da noi stessi, per poi contagiare tutti.

La pace non si improvvisa. La si invoca da Dio per divenirne pazienti costruttori. Il Papa, a Toronto, ha richiamato ai giovani la necessità di una nuova generazione di costruttori che, pietra dopo pietra, sappiano edificare una civiltà della pace e della libertà. Ha detto: «Nella ricerca della giustizia, nella promozione della pace, nell'impegno di fratellanza e di solidarietà non siate secondi a nessuno!».

Ci si forma alla non-violenza coniugando i due piani dell'azione politica e del cammino individuale. Il passaggio fondamentale è il controllo dell'aggressività e della paura, anche davanti alla repressione, che diventa un boomerang se è esercitata verso gruppi non-violenti.

Gli ostacoli principali da superare sono quelli legati a una cultura di massa che veicola comportamenti irresponsabili, amplificando egoismo e violenza.

Voci Fraterne
Febbraio 2003

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